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	<title>Commenti a: Dibattito sul &#8216;68</title>
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		<title>Di: Gi.Gi</title>
		<link>http://amicinave2008.wordpress.com/2008/06/24/dibattito-sul-68/#comment-38</link>
		<dc:creator>Gi.Gi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 15:49:38 +0000</pubDate>
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		<description>GiGi/Sessantotto/14 -
Leggevo, in questi giorni frizzanti di metà inverno, l’intervista a Giancarlo Cesana, leader laico di Cl/Comuninione e Liberazione, su Eluana Englaro, quando sono incappato… nel Sessantotto! Mi sono imbattuto in alcune considerazioni “meta-storiche” sul “mitico”  movimento rivoluzionario che ha segnato la ns giovinezza … tanto che ho pensato bene di affidarle al ns. blog (e ai pochi volonterosi che ancora lo leggono!).
Afferma Cesana: “Mi colpì molto, quasi vent’anni fa, l’aggettivo che don Giussani (nb.: fondatore di Cl), in un’intervista al Corriere della Sera, usò per descrivere l’Italia: paese “intossicato”. Da questa intossicazione non siamo ancora usciti”.
“Perché?”: chiede l’intervistatore. 
“Perché con il ’68 è stata pesantemente attaccata la tradizione del paese, cattolica, poiché l’Italia è un paese cattolico, senza che sia emersa un’alternativa. Anzi. L’alternativa rivoluzionaria che anche in Italia si è cercato di costruire a partire dal Dopoguerra e che nel ’68 sembrò a portata di mano, è crollata con il crollo del Muro di Berlino. Ha lasciato in eredità un  giustizialismo tanto pervasivo quanto impotente, con la stessa crudele inefficienza della pubblica amministrazione (…)”.
E’ solo un assaggino. 
Chi vuole leggere l’intera intervista, può farlo sull’edizione “on line” de “Il foglio” di Giuliano Ferrara, di “Tempi” (“settimanale di cronaca, giudizio, libera circolazione di idee”) oppure sul blog “Camillo”.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>GiGi/Sessantotto/14 -<br />
Leggevo, in questi giorni frizzanti di metà inverno, l’intervista a Giancarlo Cesana, leader laico di Cl/Comuninione e Liberazione, su Eluana Englaro, quando sono incappato… nel Sessantotto! Mi sono imbattuto in alcune considerazioni “meta-storiche” sul “mitico”  movimento rivoluzionario che ha segnato la ns giovinezza … tanto che ho pensato bene di affidarle al ns. blog (e ai pochi volonterosi che ancora lo leggono!).<br />
Afferma Cesana: “Mi colpì molto, quasi vent’anni fa, l’aggettivo che don Giussani (nb.: fondatore di Cl), in un’intervista al Corriere della Sera, usò per descrivere l’Italia: paese “intossicato”. Da questa intossicazione non siamo ancora usciti”.<br />
“Perché?”: chiede l’intervistatore.<br />
“Perché con il ’68 è stata pesantemente attaccata la tradizione del paese, cattolica, poiché l’Italia è un paese cattolico, senza che sia emersa un’alternativa. Anzi. L’alternativa rivoluzionaria che anche in Italia si è cercato di costruire a partire dal Dopoguerra e che nel ’68 sembrò a portata di mano, è crollata con il crollo del Muro di Berlino. Ha lasciato in eredità un  giustizialismo tanto pervasivo quanto impotente, con la stessa crudele inefficienza della pubblica amministrazione (…)”.<br />
E’ solo un assaggino.<br />
Chi vuole leggere l’intera intervista, può farlo sull’edizione “on line” de “Il foglio” di Giuliano Ferrara, di “Tempi” (“settimanale di cronaca, giudizio, libera circolazione di idee”) oppure sul blog “Camillo”.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Aquilino Rota</title>
		<link>http://amicinave2008.wordpress.com/2008/06/24/dibattito-sul-68/#comment-35</link>
		<dc:creator>Aquilino Rota</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 16:55:12 +0000</pubDate>
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		<description>IL SESSANTOTTO E&#039; ANDATO ALLA SCALA E L&#039;HAN FATTO ENTRARE !
L&#039; inaugurazione della stagione della Scala di quest&#039;anno 2008 sarà ricordata non per la &quot;prima&quot; del Don Carlo di Verdi del giorno di S. Ambrogio il giorno 7 dicembre ma per la &quot;prove definitiva &quot; del 4 dicembre aperta ai giovani sotto i 26 anni . Seduti nel palchetto reale da 200 euro con la spesa di 10 euro tramite la prenotazione in internet  hanno apprezzato l&#039;opera di Verdi ragazzi e ragazze in gins e maglietta senza incappare in contestazioni a base di uova e di vernici comne ai tempi di Capanna  incapparono  le pellicce e le  parur delle autorità e dell&#039;alta borghesia milanese!
Il sessantotto è stato qualcosa di più di un cambiamento e infatti ha lasciato il segno, IL SEGNO DEL POTERE DELLA FANTASIA ! 
Quanto all&#039;Università  è vero che il 68 non è ancora entrato perchè è uscito dall&#039;Università . dalla Cattolica e dalla Sorbona per dire sulle piazze : &quot;Tutte le Rivoluzioni che volete  ma i Padroni , i Banchieri, I Generali ci saranno sempre &quot; e dunque anche i Baroni ed i Ministri !
Non per questo rinunciamo ad augurare l&#039; Anno Nuovo , a sperare nell&#039;Anno che verrà, perchè sappiamo che così non va !  
E questo è 68 nonostante i suoi 40 anni e sicuramente per altri molti 40 anni ! E dunque Buone Feste e Buon Anno a tutto il Blog 1</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>IL SESSANTOTTO E&#8217; ANDATO ALLA SCALA E L&#8217;HAN FATTO ENTRARE !<br />
L&#8217; inaugurazione della stagione della Scala di quest&#8217;anno 2008 sarà ricordata non per la &#8220;prima&#8221; del Don Carlo di Verdi del giorno di S. Ambrogio il giorno 7 dicembre ma per la &#8220;prove definitiva &#8221; del 4 dicembre aperta ai giovani sotto i 26 anni . Seduti nel palchetto reale da 200 euro con la spesa di 10 euro tramite la prenotazione in internet  hanno apprezzato l&#8217;opera di Verdi ragazzi e ragazze in gins e maglietta senza incappare in contestazioni a base di uova e di vernici comne ai tempi di Capanna  incapparono  le pellicce e le  parur delle autorità e dell&#8217;alta borghesia milanese!<br />
Il sessantotto è stato qualcosa di più di un cambiamento e infatti ha lasciato il segno, IL SEGNO DEL POTERE DELLA FANTASIA !<br />
Quanto all&#8217;Università  è vero che il 68 non è ancora entrato perchè è uscito dall&#8217;Università . dalla Cattolica e dalla Sorbona per dire sulle piazze : &#8220;Tutte le Rivoluzioni che volete  ma i Padroni , i Banchieri, I Generali ci saranno sempre &#8221; e dunque anche i Baroni ed i Ministri !<br />
Non per questo rinunciamo ad augurare l&#8217; Anno Nuovo , a sperare nell&#8217;Anno che verrà, perchè sappiamo che così non va !<br />
E questo è 68 nonostante i suoi 40 anni e sicuramente per altri molti 40 anni ! E dunque Buone Feste e Buon Anno a tutto il Blog 1</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Giovanni Guzzoni</title>
		<link>http://amicinave2008.wordpress.com/2008/06/24/dibattito-sul-68/#comment-34</link>
		<dc:creator>Giovanni Guzzoni</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 10:18:44 +0000</pubDate>
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		<description>Giovanni Guzzoni/Sessantotto/12 -
Ai volonterosi che seguono – e arricchiscono - la  “chiacchierata” sul Sessantotto, vorrei offrire qualche considerazione estemporanea, dettata dall’attualità. Il Ministro della Pubblica Istruzione - che non nomino per non urtare la suscettibilità di nessuno! - sta tentando di “riformare” il sistema scolastico con l’iniezione di  parole “eversive” come “razionalizzare la spesa”, “rendere più trasparenti i concorsi universitari”, “premiare il merito dei lavoratori statali”, “rendere gli studenti più  responsabili delle proprie azioni”,  “disboscare consolidate baronie  universitarie”… Alt! Al mio orecchio, l’espressione “baronie universitarie” suona familiare… Ah, sì, ora ricordo: era uno dei  magici totem del Sessantotto: “combattere l’autoritarismo dei baroni universitari”!
Detto questo, mi suona  un po’ bizzarra l’asserzione di Aquilino: “Il Sessantotto ha vinto!”. Ora, se   il Sessantotto avesse vinto, da lunga pezza dovrebbe essere stato raggiunto uno dei suoi obiettivi qualificanti… e le odiate baronie universitarie, col loro codazzo di favoritismi sfacciati - cattedre assegnate a figli, mogli, amanti, amici, parenti vari - essere state spazzate via dalla faccia della terra. Purtroppo, però, la realtà ci dice che non è così. Di conseguenza, devo inferire che Aquilino usa il termine “Sessantotto” in una accezione “altra”, “diversa”, che attiene ad un piano “meta-storico”…
Come allo stesso piano “meta-storico” appartiene un altro totem del Sessantotto: “la fantasia al potere”… Mah! Al mio orecchio, suona come un cavallo di battaglia degli anarchici…  E mi ricorda, da vecchio insegnante di Storia nella scuola dell’obbligo, l’esaltante esperienza di D’Annunzio e soci con la “Repubblica del Carnaro”, anno di grazia  1920. Ai “laudatores” del Sessantotto, consiglio di leggere su Internet la “Carta del Carnaro”… scopriranno – con una punta d’invidia! - che i Sessantottini non sono stati originali ma hanno copiato spudoratamente D’Annunzio e soci! Quando si dice che “la storia è maestra di vita”, come diceva l’antidiluviano  Cicerone! Ma non voglio infierire. 
Piuttosto, mi piace concludere questa “ciacolata”, richiamando alla mente di chi l’avesse dimenticato (e io non l’ho mai fatto!) un ammaestramento che tutti abbiamo appreso studiando “Filosofia” alla “Scuola di Nave”… Prima di iniziare una discussione, gli scolastici medievali chiarivano “l’accezione delle parole” che avrebbero usato: un’onesta operazione preliminare chiamata “explicatio terminorum”! Non so voi, ma io, quando assisto ai dibattiti televisivi, talvolta mi accorgo che famosi giornalisti… “menano il can per l’aia”! Ah, se avessero frequentato la “Scuola di Nave”! Colgo l’occasione, per porgere i più cordiali auguri di Buone Feste</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Giovanni Guzzoni/Sessantotto/12 -<br />
Ai volonterosi che seguono – e arricchiscono &#8211; la  “chiacchierata” sul Sessantotto, vorrei offrire qualche considerazione estemporanea, dettata dall’attualità. Il Ministro della Pubblica Istruzione &#8211; che non nomino per non urtare la suscettibilità di nessuno! &#8211; sta tentando di “riformare” il sistema scolastico con l’iniezione di  parole “eversive” come “razionalizzare la spesa”, “rendere più trasparenti i concorsi universitari”, “premiare il merito dei lavoratori statali”, “rendere gli studenti più  responsabili delle proprie azioni”,  “disboscare consolidate baronie  universitarie”… Alt! Al mio orecchio, l’espressione “baronie universitarie” suona familiare… Ah, sì, ora ricordo: era uno dei  magici totem del Sessantotto: “combattere l’autoritarismo dei baroni universitari”!<br />
Detto questo, mi suona  un po’ bizzarra l’asserzione di Aquilino: “Il Sessantotto ha vinto!”. Ora, se   il Sessantotto avesse vinto, da lunga pezza dovrebbe essere stato raggiunto uno dei suoi obiettivi qualificanti… e le odiate baronie universitarie, col loro codazzo di favoritismi sfacciati &#8211; cattedre assegnate a figli, mogli, amanti, amici, parenti vari &#8211; essere state spazzate via dalla faccia della terra. Purtroppo, però, la realtà ci dice che non è così. Di conseguenza, devo inferire che Aquilino usa il termine “Sessantotto” in una accezione “altra”, “diversa”, che attiene ad un piano “meta-storico”…<br />
Come allo stesso piano “meta-storico” appartiene un altro totem del Sessantotto: “la fantasia al potere”… Mah! Al mio orecchio, suona come un cavallo di battaglia degli anarchici…  E mi ricorda, da vecchio insegnante di Storia nella scuola dell’obbligo, l’esaltante esperienza di D’Annunzio e soci con la “Repubblica del Carnaro”, anno di grazia  1920. Ai “laudatores” del Sessantotto, consiglio di leggere su Internet la “Carta del Carnaro”… scopriranno – con una punta d’invidia! &#8211; che i Sessantottini non sono stati originali ma hanno copiato spudoratamente D’Annunzio e soci! Quando si dice che “la storia è maestra di vita”, come diceva l’antidiluviano  Cicerone! Ma non voglio infierire.<br />
Piuttosto, mi piace concludere questa “ciacolata”, richiamando alla mente di chi l’avesse dimenticato (e io non l’ho mai fatto!) un ammaestramento che tutti abbiamo appreso studiando “Filosofia” alla “Scuola di Nave”… Prima di iniziare una discussione, gli scolastici medievali chiarivano “l’accezione delle parole” che avrebbero usato: un’onesta operazione preliminare chiamata “explicatio terminorum”! Non so voi, ma io, quando assisto ai dibattiti televisivi, talvolta mi accorgo che famosi giornalisti… “menano il can per l’aia”! Ah, se avessero frequentato la “Scuola di Nave”! Colgo l’occasione, per porgere i più cordiali auguri di Buone Feste</p>
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	<item>
		<title>Di: Aquilino Rota</title>
		<link>http://amicinave2008.wordpress.com/2008/06/24/dibattito-sul-68/#comment-32</link>
		<dc:creator>Aquilino Rota</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2008 17:19:47 +0000</pubDate>
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		<description>LA NOSTRA GENERAZIONE HA PERSO ...MA IL 68 HA VINTO &#124;
 Questo commento mi viene dopo aver letto i precedenti 10 commenti sull&#039;argomento ed i molti articoli nell&#039;occasione dei 40 anni dall&#039;avvenimento .
Mi sono rimasti emblematici gli interventi sui giornali di Alberoni e di Sanguineti .Il primo sul Corriere nella rubrica &quot;pubblico &amp; privato &quot; conclude&quot;il problema di oggi... ( a differenza di allora ?)...è il bisogno di certezze, di sicurezza attraverso la costruzione di un ordine mondiale ,di un apparato dello Stato rigoroso ed efficiente,di una economia solida , di un ethos pubblio e privato &quot;
Chi abbia conosciuto l&#039;Alberoni allora  docente di sociologia  alla Cattolica ed all&#039;Università di Trento non può non rimarcare il cambiamento di visione dei fatti e degli avvenimenti a distanza di anni e di età.
Così Sanguineti rimpiange i frutti non maturati da quelle aspirazioni per concludere con Tomasi di Lampedusa &quot; Noi fummo i gattopardi i leoni ,quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacallie le iene&quot;!
Forse  non s&#039;è recepito che il 68 è stato qualcosa di più di un cambiamento ,qualcosa di più di una stagione ! 
Mi sembrava troppo ma sono stato contento che l&#039;accostamento della figura di Gesù al 68 , fatta da Gigino di Libero ,l&#039;abbai risentita in una trasmissione televisa di Augias da parte di Don Mazzi dell&#039;Isolotto di Firenze che per rendere l&#039;idea della Resurrezione e del senso del Risorto ha trovato proiprio come esempio esplicativo lo spirito e l&#039;evento del 68 !
Monsignor Simone Giusti vescovo do Livorno conclude il suo pensiero sui movimenti anche guiovanili di oggi dicendo &quot;La fantasia al potere oggi è ancora possibile . Basta crederci e noi crediamo sopra ogni cosa &quot;......   
in senso religioso e perciò  in senso autenticamente umano e universale come si può leggere nella forza che ha condotto all&#039;affermazione il programma di Speranza e di Visione di Obama nel contesto complesso della potenza e della fragilità dell&#039; America e del Mondo  nei nostri giorni ,che non  sono quelli del 68 ma che non si possono capire senza il 68 !
LA NOSTRA GENERAZIONE HA PERSO, MA IL 68 HA VINTO !</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>LA NOSTRA GENERAZIONE HA PERSO &#8230;MA IL 68 HA VINTO |<br />
 Questo commento mi viene dopo aver letto i precedenti 10 commenti sull&#8217;argomento ed i molti articoli nell&#8217;occasione dei 40 anni dall&#8217;avvenimento .<br />
Mi sono rimasti emblematici gli interventi sui giornali di Alberoni e di Sanguineti .Il primo sul Corriere nella rubrica &#8220;pubblico &amp; privato &#8221; conclude&#8221;il problema di oggi&#8230; ( a differenza di allora ?)&#8230;è il bisogno di certezze, di sicurezza attraverso la costruzione di un ordine mondiale ,di un apparato dello Stato rigoroso ed efficiente,di una economia solida , di un ethos pubblio e privato &#8221;<br />
Chi abbia conosciuto l&#8217;Alberoni allora  docente di sociologia  alla Cattolica ed all&#8217;Università di Trento non può non rimarcare il cambiamento di visione dei fatti e degli avvenimenti a distanza di anni e di età.<br />
Così Sanguineti rimpiange i frutti non maturati da quelle aspirazioni per concludere con Tomasi di Lampedusa &#8221; Noi fummo i gattopardi i leoni ,quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacallie le iene&#8221;!<br />
Forse  non s&#8217;è recepito che il 68 è stato qualcosa di più di un cambiamento ,qualcosa di più di una stagione !<br />
Mi sembrava troppo ma sono stato contento che l&#8217;accostamento della figura di Gesù al 68 , fatta da Gigino di Libero ,l&#8217;abbai risentita in una trasmissione televisa di Augias da parte di Don Mazzi dell&#8217;Isolotto di Firenze che per rendere l&#8217;idea della Resurrezione e del senso del Risorto ha trovato proiprio come esempio esplicativo lo spirito e l&#8217;evento del 68 !<br />
Monsignor Simone Giusti vescovo do Livorno conclude il suo pensiero sui movimenti anche guiovanili di oggi dicendo &#8220;La fantasia al potere oggi è ancora possibile . Basta crederci e noi crediamo sopra ogni cosa &#8220;&#8230;&#8230;<br />
in senso religioso e perciò  in senso autenticamente umano e universale come si può leggere nella forza che ha condotto all&#8217;affermazione il programma di Speranza e di Visione di Obama nel contesto complesso della potenza e della fragilità dell&#8217; America e del Mondo  nei nostri giorni ,che non  sono quelli del 68 ma che non si possono capire senza il 68 !<br />
LA NOSTRA GENERAZIONE HA PERSO, MA IL 68 HA VINTO !</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Giovanni Guzzoni</title>
		<link>http://amicinave2008.wordpress.com/2008/06/24/dibattito-sul-68/#comment-30</link>
		<dc:creator>Giovanni Guzzoni</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 10:23:52 +0000</pubDate>
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		<description>Sessantotto/10
Don Gigi di Libero sdb sostiene che “i sessantottini hanno fatto  sogni epocali come lottare contro l’autoritarismo, opporsi all’autorità intesa come potere e non come servizio  e ribellarsi al perbenismo. Ma questi  grandi sogni – conclude amaramente – sono stati  traditi dai 68ni (nella cui cate-goria, è stato arruolato anche Gesù, “vero forte e coerente sessantotti-no”!).  E conclude “oggi ci sono tante battaglie da fare per una libertà che ogni giorno dimostra d’essere una liberazione piuttosto che una conquista … tanto meno definitiva”. 
Ah, la dolce ala della giovinezza! Arrivati alle soglie della vecchiaia, quan-do ci voltiamo indietro, gli anni giovanili ci appaiono belli, stimolanti, attra-versati dagli eroici furori di cambiare il mondo … sogni palingenetici … che il procedere dell’età – ahimè! – ridimensiona e cala negli inevitabili compromessi della vita adulta di tutti i giorni.
Sulle parole di don Gigi, vorrei fare un paio di considerazioni: una di metodo, l’altra di sostanza.
Quanto al metodo, io non sono portato a vedere e giudicare il mondo in bianco/nero ma so apprezzare la ricca gamma delle sfumature… Ricordo un vecchio adagio che recita: “Parum affirma parumque nega, frequenter distingue”. Perciò, a mio parere, non tutti i mali dell’attuale società discendono dal Sessantotto (come credono i “nemici” del ’68). Per converso, questi mali non sarebbero scomparsi come neve al sole, qualora il ’68 si fosse “inverato” (come credono gli “amici” del ’68).
Quanto alla sostanza, questo è il  mio giudizio “sintetico” sul ’68. 
Il Sessantotto è nato come sana  protesta contro l’autoritarismo( inteso come degenerazione del principio di autorità), contro una università vecchia, dominata dai “baroni”. In seguito, però, si è trasformato – per iniziativa della Sinistra – nella contestazione globale: dall’università  alla scuola, dalla famiglia  alla società intera, sfociando in alcuni fenomeni degenerativi  che hanno impedito – e in parte  impediscono tuttora - alla società italiana di evolvere gradualmente  verso una  democrazia matura e responsabile...
Infine – conclude don Gigi, da indomito reduce sessantottino  – “bisogna fare la battaglia quotidiana contro l’autoritarismo ( di chi ci governa nell’anno di grazia 2008?) ”.
Se questo è il pensiero di don Gigi (e dei reduci sessantottini)… beh, io, questa battaglia di scalfariana memoria (“resistere, resistere, resistere”) , la lascio combattere alla parte politica che si riconosce in “La Repub-blica”, “L’Unità”, “Il manifesto”, “Liberazione” “Famiglia Cristiana” … 
Naturalmente, chi scrive non la pensa così. Cordialmente. Giovanni Guzzoni
  
PS.- Naturalmente, da uomo di scuola, sono d’accordo sul voto in condotta, gli esami di riparazione,  i voti numerici nella scuola media, la reintroduzione dell’educazione civica  e il maestro unico alle scuole elementari. Come s’è capito, tifo sfacciatamente per la Gelmini (bresciana come me!)….</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sessantotto/10<br />
Don Gigi di Libero sdb sostiene che “i sessantottini hanno fatto  sogni epocali come lottare contro l’autoritarismo, opporsi all’autorità intesa come potere e non come servizio  e ribellarsi al perbenismo. Ma questi  grandi sogni – conclude amaramente – sono stati  traditi dai 68ni (nella cui cate-goria, è stato arruolato anche Gesù, “vero forte e coerente sessantotti-no”!).  E conclude “oggi ci sono tante battaglie da fare per una libertà che ogni giorno dimostra d’essere una liberazione piuttosto che una conquista … tanto meno definitiva”.<br />
Ah, la dolce ala della giovinezza! Arrivati alle soglie della vecchiaia, quan-do ci voltiamo indietro, gli anni giovanili ci appaiono belli, stimolanti, attra-versati dagli eroici furori di cambiare il mondo … sogni palingenetici … che il procedere dell’età – ahimè! – ridimensiona e cala negli inevitabili compromessi della vita adulta di tutti i giorni.<br />
Sulle parole di don Gigi, vorrei fare un paio di considerazioni: una di metodo, l’altra di sostanza.<br />
Quanto al metodo, io non sono portato a vedere e giudicare il mondo in bianco/nero ma so apprezzare la ricca gamma delle sfumature… Ricordo un vecchio adagio che recita: “Parum affirma parumque nega, frequenter distingue”. Perciò, a mio parere, non tutti i mali dell’attuale società discendono dal Sessantotto (come credono i “nemici” del ’68). Per converso, questi mali non sarebbero scomparsi come neve al sole, qualora il ’68 si fosse “inverato” (come credono gli “amici” del ’68).<br />
Quanto alla sostanza, questo è il  mio giudizio “sintetico” sul ’68.<br />
Il Sessantotto è nato come sana  protesta contro l’autoritarismo( inteso come degenerazione del principio di autorità), contro una università vecchia, dominata dai “baroni”. In seguito, però, si è trasformato – per iniziativa della Sinistra – nella contestazione globale: dall’università  alla scuola, dalla famiglia  alla società intera, sfociando in alcuni fenomeni degenerativi  che hanno impedito – e in parte  impediscono tuttora &#8211; alla società italiana di evolvere gradualmente  verso una  democrazia matura e responsabile&#8230;<br />
Infine – conclude don Gigi, da indomito reduce sessantottino  – “bisogna fare la battaglia quotidiana contro l’autoritarismo ( di chi ci governa nell’anno di grazia 2008?) ”.<br />
Se questo è il pensiero di don Gigi (e dei reduci sessantottini)… beh, io, questa battaglia di scalfariana memoria (“resistere, resistere, resistere”) , la lascio combattere alla parte politica che si riconosce in “La Repub-blica”, “L’Unità”, “Il manifesto”, “Liberazione” “Famiglia Cristiana” …<br />
Naturalmente, chi scrive non la pensa così. Cordialmente. Giovanni Guzzoni</p>
<p>PS.- Naturalmente, da uomo di scuola, sono d’accordo sul voto in condotta, gli esami di riparazione,  i voti numerici nella scuola media, la reintroduzione dell’educazione civica  e il maestro unico alle scuole elementari. Come s’è capito, tifo sfacciatamente per la Gelmini (bresciana come me!)….</p>
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	<item>
		<title>Di: gigi di libero</title>
		<link>http://amicinave2008.wordpress.com/2008/06/24/dibattito-sul-68/#comment-27</link>
		<dc:creator>gigi di libero</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 15:49:40 +0000</pubDate>
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		<description>’68	40anni dopo


Sento molte persone e leggo interventi giornalistici che si stanno schierando 
◘	chi per festeggiare un avvenimento grandioso che ci ha donato libertà e ci ha fatto conquistare grandi traguardi di novità e di modernità 
◘	e chi per vivere la speranza che si cancelli non solo tutto quello che il ’68 ha significato ma che, se fosse possibile, il ’68 stesso scompaia dal ricordo e dagli annali della cronaca e della storia: sarebbe infatti il responsabile di tutti i guai che oggi viviamo con non poca ansia e molte volte con nervosismo che sconfina in nevrosi e addirittura sconforto e disperazione.

Ecco la litania che potrà certamente allungarsi:
	Libertà assoluta e incontrollata che crea caos e disordine sistematico e globale
	Giovani ribelli, violenti e arrabbiati… soli e disperati ma incapaci di amare e di essere amati… assolutamente negati a confidarsi e ad accettare il dialogo e i consigli di chicchessia che abbia superato i loro fatidici e fortunatissimi anni di assoluta ed eterna giovinezza.
	Figli che uccidono i padri e le madri e genitori che uccidono i loro figli
	Sesso sfrenato e senza nessuna inibizione e tabù… che rende tutti merce comprabile e carne in vendita… al di là e al di sopra non solo della normalità ma perfino del buon senso e, in ogni caso, di ogni limite…
	Famiglie sfasciate perché è stato approvato il divorzio, l’aborto, ogni forma di sesso libero, coppie i ogni genere e specie, amore libero, famiglie aperte, comuni... 
	Scuola sfasciata, senza disciplina, rovinata dai bulli… e da insegnanti permissivi e che fanno fare quello che gli studenti vogliono e invece di insegnare li fanno partecipare, discutere, fare scioperi e rimanere ignoranti come non mai…
	Anche la chiesa ha imparato la contestazione di tutto e di tutti e non insegna più le cose di sempre… quelle giuste che fanno rigar dritti e impauriscono tutti per allontanarli dal male e dai peccati…
	Permissivismo a tutti i livelli…
	Tutto è vero e niente è vero… relativismo ad oltranza…
	Violenza politica e sociale… ogni tipo di sopraffazione… terrorismo di ogni colore… ribellione e rivoluzione in ogni settore della società… scioperi ad oltranza…. Tutti i diritti e nessun dovere…. Tutto e subito….
	Individualismo cieco e assoluto… faccio quello che voglio… sono il centro dell’universo… 
	Consumismo cieco che non valorizza più niente… Voglia di novità che porta a consumare tutto e subito… solo compra e vende… e tutto viene consumato e bruciato… nulla apprezzato, valorizzato, gustato e interiorizzato…
	Vivi alla giornata: 
…il passato non ‘è più e certo non vale più oggi… 
…il futuro è invisibile, inesistente e si oscura ogni giorno più per dei terribili nuvoloni e temporali in arrivo… 
….esiste solo il presente…. datti alla pazza gioia e a ogni tipo di sfrenatezza, di sballo e trasgressione… fa quello che vuoi finché puoi e hai ancora soldi e salute… 

Eppure a me pare che noi sessantottini abbiamo fatto due o tre sogni davvero rivoluzionari… vorrei dire con un richiamo stretto a ciò che annuncia il Vangelo: anche Gesù in molte cose ha sognato e ha vissuto come un vero, forte e coerente sessantottino!

1.	Il primo grande sogno è stata la “libertà” da ogni autoritarismo indegno e umiliante: dire di no, con tutte le forze, a chi usa e abusa dell’autorità per dominare, asservire e schiavizzare le persone e le coscienze.
Forse per capire in profondità questo nostro sogno-aspirazione bisognerebbe rileggere quella incredibile pagina di F. M. Dostoevskij, ne I FRATELLI KARAMAZOV, La Leggenda del Grande Inquisitore.
Ne riporto qualche brano più significativo, ma raccomanderei la lettura completa del testo:

Il segreto dell’esistenza umana infatti non sta soltanto nel vivere, ma in ciò per cui si vive.
Senza un concetto sicuro del fine per cui deve vivere, l’uomo non acconsentirà a vivere e si sopprimerà piuttosto che restare sulla terra, anche se intorno a lui non ci fossero che pani.
Questo è giusto, ma che cosa è avvenuto? 
Invece di impadronirti della libertà degli uomini.
Tu l’hai ancora accresciuta! 
Avevi forse dimenticato che la tranquillità e perfino la morte è all’uomo più cara della libera scelta fra il bene ed il male? Nulla è per l’uomo più seducente che la libertà della sua coscienza, ma nulla anche è più tormentoso.
Ed ecco che, in luogo di saldi principi, per acquetare la coscienza umana una volta per sempre, Tu hai scelto tutto quello che c’è di più inconsueto, enigmatico e impreciso, hai scelto tutto quello che superava le forze degli uomini, e hai perciò agito come se Tu non li amassi per nulla, e chi mai ha fatto questo? Colui che era venuto a dare per essi la Sua vita! Invece d’impadronirti della libertà umana, Tu l’hai moltiplicata e hai per sempre gravato col peso dei suoi tormenti la vita morale dell’uomo.
Tu volesti il libero amore dell’uomo, perché Ti seguisse liberamente, attratto e conquistato da Te.
In luogo di seguire la salda legge antica, l’uomo doveva per l’avvenire decidere da sé liberamente, che cosa fosse bene che cosa fosse male, avendo dinanzi come guida la sola Tua immagine; ma non avevi Tu pensato che, se lo si fosse oppresso con un così terribile fardello come la libertà di scelta, egli avrebbe finito per respingere e contestare perfino la Tua immagine e la Tua verità? Essi esclameranno, alla fine, che la verità non è in Te, perché era impossibile abbandonarli fra ansie ed angosce maggiori di come Tu facesti, lasciando loro tante inquietudini e tanti insolubili problemi.
In tal modo preparasti Tu stesso la rovina del Tuo regno, e non darne più la colpa a nessuno.
………….
Ma Tu non sapevi che, non appena l’uomo avesse ripudiato il miracolo, avrebbe subito ripudiato anche Dio, perché l’uomo cerca non tanto Dio quanto i miracoli.
E siccome l’uomo non ha la forza di rinunziare al miracolo, così si creerà dei nuovi miracoli, suoi propri, e si inchinerà al prodigio di un mago, ai sortilegi di una fattucchiera, foss’egli anche cento volte ribelle, eretico ed ateo.
Tu non scendesti dalla croce quando Ti si gridava, deridendoti e schernendoti: “Discendi dalla croce e crederemo che sei Tu”.
Tu non scendesti, perché una volta di più non volesti asservire l’uomo col miracolo, e avevi sete di fede libera, non fondata sul prodigio.
Avevi sete di un amore libero, e non dei servili entusiasmi dello schiavo davanti alla potenza che l’ha per sempre riempito di terrore.
Ma anche qui Tu giudicavi troppo altamente degli uomini, giacché, per quanto creati ribelli, essi sono certo degli schiavi.
Vedi e giudica, son passati quindici secoli, guardali: chi hai Tu innalzato fino a Te? Ti giuro, l’uomo è stato creato più debole e più vile che Tu non credessi! Può egli forse compiere quel che puoi compiere Tu? Stimandolo tanto, Tu agisti come se avessi cessato di averne pietà, perché troppo pretendesti da lui, e chi ha fatto questo? Colui che lo amava più di se stesso! Stimandolo meno, avresti anche meno preteso da lui, e questo sarebbe stato più vicino all’amore, perché più leggera sarebbe stata la sua soma.
Egli è debole e vile.
………….
Tu sei fiero dei Tuoi eletti, ma Tu non hai che eletti, mentre noi daremo la pace a tutti.
D’altra parte, c’è anche questo: quanti di quegli eletti, e di quei forti che avrebbero potuto diventarlo, si sono infine stancati di attenderli, e hanno portato e ancora porteranno su altri campi le forze del loro spirito e la fiamma del loro cuore, e finiranno anche per sollevare contro di te la loro libera bandiera! Ma questa bandiera l’innalzasti Tu stesso.
Con noi invece tutti saranno felici e più non si rivolteranno, né si stermineranno fra loro, come facevano dappertutto nella Tua libertà.
Oh, noi li persuaderemo che allora soltanto essi saranno liberi, quando rinunzieranno alla libertà loro in favore nostro e si sottometteranno a noi.
Ebbene, avremo ragione, perché ricorderanno a quali orrori di servitú e di turbolenza li conducesse la Tua libertà.
La libertà, il libero pensiero e la scienza li condurranno in tali labirinti e li porranno davanti a tali portenti e misteri insolubili, che di essi gli uni, ribelli e furiosi, si distruggeranno da sé, gli altri, ribelli ma deboli si distruggeranno fra loro, mentre i rimanenti, imbelli e infelici, si trascineranno ai nostri piedi e ci grideranno: “Sì, voi avevate ragione, voi soli possedevate il Suo segreto e noi torniamo a voi, salvateci da noi medesimi”.
……….
Ti ripeto che domani stesso Tu vedrai questo docile gregge gettarsi al primo mio cenno ad attizzare i carboni ardenti del rogo sul quale Ti brucerò per essere venuto a disturbarci.
Perché se qualcuno più di tutti ha meritato il nostro rogo, sei Tu.
Domani Ti arderò.
………..
– E come termina il tuo poema? – domandò a un tratto, con lo sguardo a terra, – o è già terminato?
– Io volevo finirlo così: l’inquisitore, dopo aver taciuto, aspetta per qualche tempo che il suo Prigioniero gli risponda.
Il Suo silenzio gli pesa.
Ha visto che il Prigioniero l’ha sempre ascoltato, fissandolo negli occhi col suo sguardo calmo e penetrante e non volendo evidentemente obiettar nulla.
Il vecchio vorrebbe che dicesse qualcosa, sia pure di amaro, di terribile.
Ma Egli tutt’a un tratto si avvicina al vecchio in silenzio e lo bacia piano sulle esangui labbra novantenni.
Ed ecco tutta la Sua risposta.
Il vecchio sussulta.
Gli angoli delle labbra hanno avuto un fremito; egli va verso la porta, la spalanca e Gli dice: “Vattene e non venir più... non venire mai più... mai più!”.
E Lo lascia andare per “le vie oscure della città”.
Il Prigioniero si allontana.
– E il vecchio?
– Il bacio gli arde nel cuore, ma il vecchio persiste nella sua idea.

2.	Il secondo sogno che abbiamo avuto il coraggio di iniziare è l’opporsi deciso ad ogni uso della autorità come potere sulle persone a vantaggio di istituzioni vuote e disumane e interessi particolari e a volte egoistici.
E qui il discorso si fa lungo e drammatico: mettere al centro la persona, al di sopra delle strutture e in un certo senso delle istituzioni, soprattutto come “apparati”.
È il sabato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato…
E scopriamo che lavorare per la libertà deve diventare lottare per la liberazione.
I risultati non sono mai raggiunti totalmente; le ingiustizie e mistificazioni sono ricorrenti e minacciano quotidianamente ogni nostro sogno e speranza…
E nessuno è esente da errore e compromessi, né tanto meno sicuro di essere un puro… e pertanto deve disporsi ad una umile autocorrezione continua…
E qui chi è senza peccato, scagli la prima pietra!

3.	E di conseguenza abbiamo coltivato il sogno di poterci sempre ribellare alle finzioni, alle doppiezze, alle ipocrisie, al perbenismo, ai sotterfugi: in definitiva alla paura di chiamare le cose per nome per ricercare seriamente la soluzione dei problemi, dopo una loro accettazione vera e matura.
Uscire dalle scorciatoie umilianti di sotterfugi e giri di parole per nascondere, fingere, evitare di discutere e di ricercare sbocchi nuovi e creativi anche se impegnativi e portatori di sofferenze e cambi dolorosi.

4.	E ancora il sogno di uscire decisamente da diplomazie affettate e subdole e cerimonie artificiose, fatte non per ricercare la verità delle cose e delle persone, ma per prendere tempo, prolungare, nascondere, far passare il tempo, sopire, imbrogliare, non causare fastidi, non rompere la pace affettata e superficiale….


Qui si apre un grande capitolo di riflessione sui tantissimi e scandalosamente allarmanti problemi che stiamo soffrendo insieme
◘	per coglierli nel loro vero significato e nelle reali radici che li producono e rigenerano continuamente…
◘	per rendersi conto se sono davvero frutti dei nostri sogni del ’68 o sono piuttosto frutto del male che si insinua nel cuore dell’uomo e delle generazioni…
◘	e, infine, per decidere se basta sopprimere il ’68, e tornare indietro in usi e costumi, per trovare la soluzioni giuste o se non si tratti di doversi davvero incamminare sulle strade del Vangelo e della Croce per trovare una progressiva e autentica liberazione che sfoci in salvezza.

In questo ultimo caso il problema sarebbe non di esorcizzare ciò che abbiamo vissuto ma avere il coraggio di educare e amare sul serio… soprattutto i giovani, direbbe Don Bosco.

Rimane comunque vero e in certi casi scandalosamente vero, secondo me, che i sessantottini non hanno saputo interiorizzare e difendere coerentemente i grandi valori per cui avevano battagliato e lottato.
Si sono lasciati corrompere da compromessi, falsi problemi e apparenti soluzioni.
E hanno tradito se stessi e i grandi sogni per cui avevano fatto una rivoluzione epocale…

E quindi oggi ci sono ancora tanti problemi da risolvere e tante battaglia da fare per una libertà che ogni giorno dimostra di essere una liberazione piuttosto che una conquista… tanto meno definitiva….

E, credetemi cari amici, non sto parlando degli altri sessantottini: mi metto in cima alla lista…. Sono forse il primo che non ho saputo nella mia vita valorizzato con coerenza e fermezza i grandi sogni che ho fatto con gioia nel sessantotto… e non ero solo…. Ero in buonissima compagnia… non pare anche a voi? O voi non c’eravate?

Che ne dite?

don gigi di libero sdb

SALESIANUM DON BOSCO, Via Conciliazione, 98, 22100 COMO - TAVERNOLA 
gigidilibero@gmail.com</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>’68	40anni dopo</p>
<p>Sento molte persone e leggo interventi giornalistici che si stanno schierando<br />
◘	chi per festeggiare un avvenimento grandioso che ci ha donato libertà e ci ha fatto conquistare grandi traguardi di novità e di modernità<br />
◘	e chi per vivere la speranza che si cancelli non solo tutto quello che il ’68 ha significato ma che, se fosse possibile, il ’68 stesso scompaia dal ricordo e dagli annali della cronaca e della storia: sarebbe infatti il responsabile di tutti i guai che oggi viviamo con non poca ansia e molte volte con nervosismo che sconfina in nevrosi e addirittura sconforto e disperazione.</p>
<p>Ecco la litania che potrà certamente allungarsi:<br />
	Libertà assoluta e incontrollata che crea caos e disordine sistematico e globale<br />
	Giovani ribelli, violenti e arrabbiati… soli e disperati ma incapaci di amare e di essere amati… assolutamente negati a confidarsi e ad accettare il dialogo e i consigli di chicchessia che abbia superato i loro fatidici e fortunatissimi anni di assoluta ed eterna giovinezza.<br />
	Figli che uccidono i padri e le madri e genitori che uccidono i loro figli<br />
	Sesso sfrenato e senza nessuna inibizione e tabù… che rende tutti merce comprabile e carne in vendita… al di là e al di sopra non solo della normalità ma perfino del buon senso e, in ogni caso, di ogni limite…<br />
	Famiglie sfasciate perché è stato approvato il divorzio, l’aborto, ogni forma di sesso libero, coppie i ogni genere e specie, amore libero, famiglie aperte, comuni&#8230;<br />
	Scuola sfasciata, senza disciplina, rovinata dai bulli… e da insegnanti permissivi e che fanno fare quello che gli studenti vogliono e invece di insegnare li fanno partecipare, discutere, fare scioperi e rimanere ignoranti come non mai…<br />
	Anche la chiesa ha imparato la contestazione di tutto e di tutti e non insegna più le cose di sempre… quelle giuste che fanno rigar dritti e impauriscono tutti per allontanarli dal male e dai peccati…<br />
	Permissivismo a tutti i livelli…<br />
	Tutto è vero e niente è vero… relativismo ad oltranza…<br />
	Violenza politica e sociale… ogni tipo di sopraffazione… terrorismo di ogni colore… ribellione e rivoluzione in ogni settore della società… scioperi ad oltranza…. Tutti i diritti e nessun dovere…. Tutto e subito….<br />
	Individualismo cieco e assoluto… faccio quello che voglio… sono il centro dell’universo…<br />
	Consumismo cieco che non valorizza più niente… Voglia di novità che porta a consumare tutto e subito… solo compra e vende… e tutto viene consumato e bruciato… nulla apprezzato, valorizzato, gustato e interiorizzato…<br />
	Vivi alla giornata:<br />
…il passato non ‘è più e certo non vale più oggi…<br />
…il futuro è invisibile, inesistente e si oscura ogni giorno più per dei terribili nuvoloni e temporali in arrivo…<br />
….esiste solo il presente…. datti alla pazza gioia e a ogni tipo di sfrenatezza, di sballo e trasgressione… fa quello che vuoi finché puoi e hai ancora soldi e salute… </p>
<p>Eppure a me pare che noi sessantottini abbiamo fatto due o tre sogni davvero rivoluzionari… vorrei dire con un richiamo stretto a ciò che annuncia il Vangelo: anche Gesù in molte cose ha sognato e ha vissuto come un vero, forte e coerente sessantottino!</p>
<p>1.	Il primo grande sogno è stata la “libertà” da ogni autoritarismo indegno e umiliante: dire di no, con tutte le forze, a chi usa e abusa dell’autorità per dominare, asservire e schiavizzare le persone e le coscienze.<br />
Forse per capire in profondità questo nostro sogno-aspirazione bisognerebbe rileggere quella incredibile pagina di F. M. Dostoevskij, ne I FRATELLI KARAMAZOV, La Leggenda del Grande Inquisitore.<br />
Ne riporto qualche brano più significativo, ma raccomanderei la lettura completa del testo:</p>
<p>Il segreto dell’esistenza umana infatti non sta soltanto nel vivere, ma in ciò per cui si vive.<br />
Senza un concetto sicuro del fine per cui deve vivere, l’uomo non acconsentirà a vivere e si sopprimerà piuttosto che restare sulla terra, anche se intorno a lui non ci fossero che pani.<br />
Questo è giusto, ma che cosa è avvenuto?<br />
Invece di impadronirti della libertà degli uomini.<br />
Tu l’hai ancora accresciuta!<br />
Avevi forse dimenticato che la tranquillità e perfino la morte è all’uomo più cara della libera scelta fra il bene ed il male? Nulla è per l’uomo più seducente che la libertà della sua coscienza, ma nulla anche è più tormentoso.<br />
Ed ecco che, in luogo di saldi principi, per acquetare la coscienza umana una volta per sempre, Tu hai scelto tutto quello che c’è di più inconsueto, enigmatico e impreciso, hai scelto tutto quello che superava le forze degli uomini, e hai perciò agito come se Tu non li amassi per nulla, e chi mai ha fatto questo? Colui che era venuto a dare per essi la Sua vita! Invece d’impadronirti della libertà umana, Tu l’hai moltiplicata e hai per sempre gravato col peso dei suoi tormenti la vita morale dell’uomo.<br />
Tu volesti il libero amore dell’uomo, perché Ti seguisse liberamente, attratto e conquistato da Te.<br />
In luogo di seguire la salda legge antica, l’uomo doveva per l’avvenire decidere da sé liberamente, che cosa fosse bene che cosa fosse male, avendo dinanzi come guida la sola Tua immagine; ma non avevi Tu pensato che, se lo si fosse oppresso con un così terribile fardello come la libertà di scelta, egli avrebbe finito per respingere e contestare perfino la Tua immagine e la Tua verità? Essi esclameranno, alla fine, che la verità non è in Te, perché era impossibile abbandonarli fra ansie ed angosce maggiori di come Tu facesti, lasciando loro tante inquietudini e tanti insolubili problemi.<br />
In tal modo preparasti Tu stesso la rovina del Tuo regno, e non darne più la colpa a nessuno.<br />
………….<br />
Ma Tu non sapevi che, non appena l’uomo avesse ripudiato il miracolo, avrebbe subito ripudiato anche Dio, perché l’uomo cerca non tanto Dio quanto i miracoli.<br />
E siccome l’uomo non ha la forza di rinunziare al miracolo, così si creerà dei nuovi miracoli, suoi propri, e si inchinerà al prodigio di un mago, ai sortilegi di una fattucchiera, foss’egli anche cento volte ribelle, eretico ed ateo.<br />
Tu non scendesti dalla croce quando Ti si gridava, deridendoti e schernendoti: “Discendi dalla croce e crederemo che sei Tu”.<br />
Tu non scendesti, perché una volta di più non volesti asservire l’uomo col miracolo, e avevi sete di fede libera, non fondata sul prodigio.<br />
Avevi sete di un amore libero, e non dei servili entusiasmi dello schiavo davanti alla potenza che l’ha per sempre riempito di terrore.<br />
Ma anche qui Tu giudicavi troppo altamente degli uomini, giacché, per quanto creati ribelli, essi sono certo degli schiavi.<br />
Vedi e giudica, son passati quindici secoli, guardali: chi hai Tu innalzato fino a Te? Ti giuro, l’uomo è stato creato più debole e più vile che Tu non credessi! Può egli forse compiere quel che puoi compiere Tu? Stimandolo tanto, Tu agisti come se avessi cessato di averne pietà, perché troppo pretendesti da lui, e chi ha fatto questo? Colui che lo amava più di se stesso! Stimandolo meno, avresti anche meno preteso da lui, e questo sarebbe stato più vicino all’amore, perché più leggera sarebbe stata la sua soma.<br />
Egli è debole e vile.<br />
………….<br />
Tu sei fiero dei Tuoi eletti, ma Tu non hai che eletti, mentre noi daremo la pace a tutti.<br />
D’altra parte, c’è anche questo: quanti di quegli eletti, e di quei forti che avrebbero potuto diventarlo, si sono infine stancati di attenderli, e hanno portato e ancora porteranno su altri campi le forze del loro spirito e la fiamma del loro cuore, e finiranno anche per sollevare contro di te la loro libera bandiera! Ma questa bandiera l’innalzasti Tu stesso.<br />
Con noi invece tutti saranno felici e più non si rivolteranno, né si stermineranno fra loro, come facevano dappertutto nella Tua libertà.<br />
Oh, noi li persuaderemo che allora soltanto essi saranno liberi, quando rinunzieranno alla libertà loro in favore nostro e si sottometteranno a noi.<br />
Ebbene, avremo ragione, perché ricorderanno a quali orrori di servitú e di turbolenza li conducesse la Tua libertà.<br />
La libertà, il libero pensiero e la scienza li condurranno in tali labirinti e li porranno davanti a tali portenti e misteri insolubili, che di essi gli uni, ribelli e furiosi, si distruggeranno da sé, gli altri, ribelli ma deboli si distruggeranno fra loro, mentre i rimanenti, imbelli e infelici, si trascineranno ai nostri piedi e ci grideranno: “Sì, voi avevate ragione, voi soli possedevate il Suo segreto e noi torniamo a voi, salvateci da noi medesimi”.<br />
……….<br />
Ti ripeto che domani stesso Tu vedrai questo docile gregge gettarsi al primo mio cenno ad attizzare i carboni ardenti del rogo sul quale Ti brucerò per essere venuto a disturbarci.<br />
Perché se qualcuno più di tutti ha meritato il nostro rogo, sei Tu.<br />
Domani Ti arderò.<br />
………..<br />
– E come termina il tuo poema? – domandò a un tratto, con lo sguardo a terra, – o è già terminato?<br />
– Io volevo finirlo così: l’inquisitore, dopo aver taciuto, aspetta per qualche tempo che il suo Prigioniero gli risponda.<br />
Il Suo silenzio gli pesa.<br />
Ha visto che il Prigioniero l’ha sempre ascoltato, fissandolo negli occhi col suo sguardo calmo e penetrante e non volendo evidentemente obiettar nulla.<br />
Il vecchio vorrebbe che dicesse qualcosa, sia pure di amaro, di terribile.<br />
Ma Egli tutt’a un tratto si avvicina al vecchio in silenzio e lo bacia piano sulle esangui labbra novantenni.<br />
Ed ecco tutta la Sua risposta.<br />
Il vecchio sussulta.<br />
Gli angoli delle labbra hanno avuto un fremito; egli va verso la porta, la spalanca e Gli dice: “Vattene e non venir più&#8230; non venire mai più&#8230; mai più!”.<br />
E Lo lascia andare per “le vie oscure della città”.<br />
Il Prigioniero si allontana.<br />
– E il vecchio?<br />
– Il bacio gli arde nel cuore, ma il vecchio persiste nella sua idea.</p>
<p>2.	Il secondo sogno che abbiamo avuto il coraggio di iniziare è l’opporsi deciso ad ogni uso della autorità come potere sulle persone a vantaggio di istituzioni vuote e disumane e interessi particolari e a volte egoistici.<br />
E qui il discorso si fa lungo e drammatico: mettere al centro la persona, al di sopra delle strutture e in un certo senso delle istituzioni, soprattutto come “apparati”.<br />
È il sabato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato…<br />
E scopriamo che lavorare per la libertà deve diventare lottare per la liberazione.<br />
I risultati non sono mai raggiunti totalmente; le ingiustizie e mistificazioni sono ricorrenti e minacciano quotidianamente ogni nostro sogno e speranza…<br />
E nessuno è esente da errore e compromessi, né tanto meno sicuro di essere un puro… e pertanto deve disporsi ad una umile autocorrezione continua…<br />
E qui chi è senza peccato, scagli la prima pietra!</p>
<p>3.	E di conseguenza abbiamo coltivato il sogno di poterci sempre ribellare alle finzioni, alle doppiezze, alle ipocrisie, al perbenismo, ai sotterfugi: in definitiva alla paura di chiamare le cose per nome per ricercare seriamente la soluzione dei problemi, dopo una loro accettazione vera e matura.<br />
Uscire dalle scorciatoie umilianti di sotterfugi e giri di parole per nascondere, fingere, evitare di discutere e di ricercare sbocchi nuovi e creativi anche se impegnativi e portatori di sofferenze e cambi dolorosi.</p>
<p>4.	E ancora il sogno di uscire decisamente da diplomazie affettate e subdole e cerimonie artificiose, fatte non per ricercare la verità delle cose e delle persone, ma per prendere tempo, prolungare, nascondere, far passare il tempo, sopire, imbrogliare, non causare fastidi, non rompere la pace affettata e superficiale….</p>
<p>Qui si apre un grande capitolo di riflessione sui tantissimi e scandalosamente allarmanti problemi che stiamo soffrendo insieme<br />
◘	per coglierli nel loro vero significato e nelle reali radici che li producono e rigenerano continuamente…<br />
◘	per rendersi conto se sono davvero frutti dei nostri sogni del ’68 o sono piuttosto frutto del male che si insinua nel cuore dell’uomo e delle generazioni…<br />
◘	e, infine, per decidere se basta sopprimere il ’68, e tornare indietro in usi e costumi, per trovare la soluzioni giuste o se non si tratti di doversi davvero incamminare sulle strade del Vangelo e della Croce per trovare una progressiva e autentica liberazione che sfoci in salvezza.</p>
<p>In questo ultimo caso il problema sarebbe non di esorcizzare ciò che abbiamo vissuto ma avere il coraggio di educare e amare sul serio… soprattutto i giovani, direbbe Don Bosco.</p>
<p>Rimane comunque vero e in certi casi scandalosamente vero, secondo me, che i sessantottini non hanno saputo interiorizzare e difendere coerentemente i grandi valori per cui avevano battagliato e lottato.<br />
Si sono lasciati corrompere da compromessi, falsi problemi e apparenti soluzioni.<br />
E hanno tradito se stessi e i grandi sogni per cui avevano fatto una rivoluzione epocale…</p>
<p>E quindi oggi ci sono ancora tanti problemi da risolvere e tante battaglia da fare per una libertà che ogni giorno dimostra di essere una liberazione piuttosto che una conquista… tanto meno definitiva….</p>
<p>E, credetemi cari amici, non sto parlando degli altri sessantottini: mi metto in cima alla lista…. Sono forse il primo che non ho saputo nella mia vita valorizzato con coerenza e fermezza i grandi sogni che ho fatto con gioia nel sessantotto… e non ero solo…. Ero in buonissima compagnia… non pare anche a voi? O voi non c’eravate?</p>
<p>Che ne dite?</p>
<p>don gigi di libero sdb</p>
<p>SALESIANUM DON BOSCO, Via Conciliazione, 98, 22100 COMO &#8211; TAVERNOLA<br />
<a href="mailto:gigidilibero@gmail.com">gigidilibero@gmail.com</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gianluigi</title>
		<link>http://amicinave2008.wordpress.com/2008/06/24/dibattito-sul-68/#comment-26</link>
		<dc:creator>gianluigi</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 06:46:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://amicinave2008.wordpress.com/?p=16#comment-26</guid>
		<description>Aggiungo anch&#039;io un mio contributo: un intervento del banchiere (!) Modiano al meeting di Rimini, pubblicato sulla Stampa di qualche giorno fa: oltre alle legittime critiche agli eccessi del &#039;68 credo che sia corretto sentire anche il vissuto soggettivo di persone che hanno partecipato a quei movimenti con grande entusiasmo e buona fede. Colgo in questo intervento diverse cose che personalmente condivido...


Il banchiere e il &#039;68 
 
Avevo 16 anni nel &#039;68 e 16 anni erano pochi anche allora. Non mi sono accorto di niente: ne&#039; delle tendenze culturali, ne&#039; delle divisioni che stavano sotto quel movimento. Non avevo letto libri, ma appena i giornaletti. La storia di allora per me non e&#039; una storia di divisioni. IL movimento, per definizione, e&#039; una cosa che unisce. La bellezza e la forza dei movimenti non e&#039; nel fare la storia. Sono onde che nella storia si formano, a volte fanno disastri, a volte finiscono nella risacca. La storia siamo abituati a identificarla in numeri: ogni 10 anni si parla del &#039;68. Ma i movimenti non fanno la storia. Non credo che la storia dell&#039;Italia di oggi abbia a che fare con la storia di quel movimento. E&#039; diversa la storia del movimento vista da un diciassettenne o diciottenne o ventenne di allora, che non aveva letto i «quaderni rossi», non sapeva di Mao Ze-Dong, andava in chiesa. Era una storia di unione: la cosa bella del &#039;68 e&#039; che ci siamo uniti, che si e&#039; unita una generazione, altrimenti non si spiega perche&#039; ancora ci si emoziona a parlarne. Ci siamo uniti su qualcosa d&#039;importante. IL mio &#039;68 non e&#039; cominciato con l&#039;occupazione di Palazzo Campana nel &#039;67 a Torino, quando tutti gli storici di quel periodo fissano l&#039;inizio del &#039;68 italiano. IL mio &#039;68 comincia IL 23 agosto &#039;63 quando ci fu la grande manifestazione a Washington per i diritti civILi, quella di «I have a dream». IL &#039;68 europeo nasce da una situazione mondiale in cui una generazione ha cominciato a pensare che i grandi conflitti lasciati irrisolti dalla guerra non potevano che essere risolti pacificamente perche&#039; ce n&#039;erano le culture e le risorse materiali. Era nata cosi&#039;: IL dopoguerra, IL senso dell&#039;ingiustizia, la ferocia dell&#039;ingiustizia, l&#039;inaccettabILita&#039; dell&#039;ingiustizia in un mondo che cominciava a creare benessere. Questo nasce dai cuori, non nasce dai libri. Ognuno di noi ha le sue icone: per me e&#039; quella li&#039;. Vedevamo i telegiornali e poi andavamo a letto dopo Carosello. Ai telegiornali ci colpivano i reduci del Vietnam, i ghetti neri che esplodevano, gli studenti e «I have a dream»: non una rivoluzione, ma un sogno, IL sogno americano, piu&#039; giustizia: questi eravamo noi. Una cosa nata tutta dal cuore e poco dall&#039;intelligenza. Ci siamo uniti e abbiamo fatto un sacco di scemenze. Perche&#039; ognuno faceva per conto suo. A MILano quel che facevamo al Manzoni, al Parini, nell&#039;Universita&#039; era diverso. Ognuno s&#039;inventava qualcosa. Poi c&#039;era lo slogan inventato Che Guevara: dovevamo fare cento, mILle Vietnam e io ricordo un corteo interno contro una sventurata professoressa di chimica, che insegnava male, si chiamava Basso, e IL corteo gridava: «La Basso sara&#039; IL nostro Vietnam». Eravamo in seconda liceo di un istituto di MILano. Mi ricordo un&#039;assemblea del Manzoni, feroce, divertentissima: c&#039;era una vacanza per l&#039;anniversario della vittoria del &#039;15-&#039;18, e noi volevamo abolirla perche&#039; eravamo pacifisti. Abbiamo occupato la scuola, non abbiamo voluto fare la vacanza con i professori costretti a insegnare, facendo seminari piu&#039; o meno assurdi - perche&#039; ce li gestivamo per conto nostro - sull&#039;orrore della guerra. A scuola ci si fermava coi programmi di letteratura a Giovanni Verga, con la storia prima del &#039;15-&#039;18, con l&#039;arte prima degli Impressionisti: avevamo occupato la scuola alle 7,30 di mattina per studiare gli impressionisti. L&#039;aula magna del Manzoni piena alle 7,30 di mattina. Questa era una forma creativa di lotta del &#039;68, e quaderni e guardie rosse non c&#039;entravano ancora niente. Era uno straordinario senso di unione, ha ragione Alberoni, era come l&#039;innamoramento, tutto di cuore, e ci si divertiva pure. Non perche&#039; c&#039;era IL libero amore, non me ne sono accorto. Ne&#039; ho mai visto uno spinello. Quello e&#039; venuto dopo. Picchiavamo quelli che partecipavano alle assemblee, che facevano le occupazioni con la canna. Eravamo bravi ragazzi, di buona famiglia alcuni, alcuni menati dai genitori. Ho fatto l&#039;occupazione del Manzoni, sono tornato, mi ha portato via un poliziotto enorme, avevo appunto 16 anni. IL poliziotto mi ha trattato bene, mio padre me ne ha date un sacco e una sporta. E pero&#039; poi, tornato in classe, ero un eroe. Avevo un amico sionista. Diceva: «Io sono Davide contro Golia, e noi siamo Davide contro Golia». E&#039; dopo che i giovani hanno scelto di schierarsi. Io mi schieravo ogni giorno, sceglievo. Decidere se alzare una mano in assemblea o intervenire in un modo o nell&#039;altro era una scelta personale. Poi litigavi con i tuoi compagni di classe. Questo e&#039; IL movimento del &#039;68 che ci ricordiamo. I movimenti finiscono, normalmente finiscono male, perche&#039; e&#039; tale la carica di aspettativa, di speranza, di energia, che la storia non la contiene. E li&#039; comincia IL problema vero. In Italia IL movimento si e&#039; fratturato troppo presto e troppo male. Si&#039;, quel movimento e&#039; finito con piazza Fontana. In Francia IL movimento era piu&#039; solido: hanno occupato la Sorbona, gli studenti hanno circondato la polizia che circondava la Sorbona. De Gaulle dice: «Per uscire dall&#039;assedio sparate pure». IL prefetto di Parigi dice: «Io non sparo, anzi li ritiro». E&#039; stata una grande festa a Parigi, questo ha rILanciato un po&#039; IL &#039;68, ma ha disinnescato una bomba spaventosa. Noi in quegli anni non abbiamo avuto IL nemico. IL 12 dicembre abbiamo visto che IL nemico c&#039;era. Era un nemico brutto, era quello che aveva ammazzato Kennedy, allora sono gli stessi. Son quelli che vogliono male agli uomini, che hanno ammazzato Martin Luther King ecc. E si e&#039; manifestata la cattiveria. Lo scontro. E li ci siamo fratturati. Fra comunisti, estremisti ecc. E li&#039; abbiam perso la verginita&#039; e abbiamo perso IL movimento. Siamo diventati cattivi. Mario Capanna racconta «FormidabILi quegli anni». Quelli di prima erano stati formidabILi, dopo non lo sono stati piu&#039;. Io credo che IL potenziale per renderli un po&#039; meglio ci fosse se non ci fossimo scontrati con un nemico strano, oscuro, cattivo. Quel movimento poteva crescere meglio. Dopo le bombe di piazza Fontana, l&#039;Italia era sotto choc, lo choc collettivo piu&#039; grosso: era tutto grigio, buio, avevamo paura tutti. La polizia mise in galera uno studentello del Manzoni anarchico, e capite che cosa succede in una scuola. Bravissimo figliolo, in galera, 16 anni 16 o 17 anni. Proibite tutte le manifestazioni. Avevi visto «Zeta» di Costa Gavras, la Grecia dei colonnelli. E noi abbiamo detto: «Siamo li&#039;» . E di fronte a quel siamo li&#039;, per la verita&#039; IL movimento degli studenti, quello con la minuscola ha reagito molto bene. I funerali di piazza Fontana sono stati la prova che l&#039;Italia ce la poteva fare. IL potenziale di unita&#039; collettiva intorno alla democrazia italiana, alle sue istituzioni, ai valori buoni che era ereditato da quel bel movimento, gia&#039; forte e maturo. E pero&#039; ci siamo divisi. Ci siamo incattiviti. Poi ognuno ha preso la sua strada. Me ne sono andato soldato perche&#039; non ne potevo piu&#039;, non riuscivo a rimettere insieme i cocci del paradiso perduto e di un itinerario che non ti portava da nessuna parte. Scegliendo tra movimento studentesco, avanguardia operaia, lotta continua o... Ho alzato le mani, come tanti di noi. Resta nella vita anche dei cinquantenni quel sogno di prima. E&#039; buono o cattivo? E&#039; buono. E guai a pensare che fosse cattivo. Perche&#039; vorrebbe dire che non c&#039;e&#039; speranza che si possa creare qualche cosa tutti insieme, al di la&#039; delle sigle e delle appartenenze, in nome di un progetto collettivo in cui riconoscersi. IL fatto che per un certo tempo sia stato o almeno si sia creduto possibILe in tutto IL mondo e&#039; un valore in se&#039;, ingenuo, ma che fa bene, che migliora, piu&#039; di quanto non faccia l&#039;alimentazione di rimorsi che non hanno giustificazioni. Io credo che quella sia la parte migliore di noi. *dall&#039;intervento del direttore generale Intesa San Paolo alla tavola rotonda su «&#039;68: un&#039;occasione perduta?» al Meeting di Rimini</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Aggiungo anch&#8217;io un mio contributo: un intervento del banchiere (!) Modiano al meeting di Rimini, pubblicato sulla Stampa di qualche giorno fa: oltre alle legittime critiche agli eccessi del &#8216;68 credo che sia corretto sentire anche il vissuto soggettivo di persone che hanno partecipato a quei movimenti con grande entusiasmo e buona fede. Colgo in questo intervento diverse cose che personalmente condivido&#8230;</p>
<p>Il banchiere e il &#8216;68 </p>
<p>Avevo 16 anni nel &#8216;68 e 16 anni erano pochi anche allora. Non mi sono accorto di niente: ne&#8217; delle tendenze culturali, ne&#8217; delle divisioni che stavano sotto quel movimento. Non avevo letto libri, ma appena i giornaletti. La storia di allora per me non e&#8217; una storia di divisioni. IL movimento, per definizione, e&#8217; una cosa che unisce. La bellezza e la forza dei movimenti non e&#8217; nel fare la storia. Sono onde che nella storia si formano, a volte fanno disastri, a volte finiscono nella risacca. La storia siamo abituati a identificarla in numeri: ogni 10 anni si parla del &#8216;68. Ma i movimenti non fanno la storia. Non credo che la storia dell&#8217;Italia di oggi abbia a che fare con la storia di quel movimento. E&#8217; diversa la storia del movimento vista da un diciassettenne o diciottenne o ventenne di allora, che non aveva letto i «quaderni rossi», non sapeva di Mao Ze-Dong, andava in chiesa. Era una storia di unione: la cosa bella del &#8216;68 e&#8217; che ci siamo uniti, che si e&#8217; unita una generazione, altrimenti non si spiega perche&#8217; ancora ci si emoziona a parlarne. Ci siamo uniti su qualcosa d&#8217;importante. IL mio &#8216;68 non e&#8217; cominciato con l&#8217;occupazione di Palazzo Campana nel &#8216;67 a Torino, quando tutti gli storici di quel periodo fissano l&#8217;inizio del &#8216;68 italiano. IL mio &#8216;68 comincia IL 23 agosto &#8216;63 quando ci fu la grande manifestazione a Washington per i diritti civILi, quella di «I have a dream». IL &#8216;68 europeo nasce da una situazione mondiale in cui una generazione ha cominciato a pensare che i grandi conflitti lasciati irrisolti dalla guerra non potevano che essere risolti pacificamente perche&#8217; ce n&#8217;erano le culture e le risorse materiali. Era nata cosi&#8217;: IL dopoguerra, IL senso dell&#8217;ingiustizia, la ferocia dell&#8217;ingiustizia, l&#8217;inaccettabILita&#8217; dell&#8217;ingiustizia in un mondo che cominciava a creare benessere. Questo nasce dai cuori, non nasce dai libri. Ognuno di noi ha le sue icone: per me e&#8217; quella li&#8217;. Vedevamo i telegiornali e poi andavamo a letto dopo Carosello. Ai telegiornali ci colpivano i reduci del Vietnam, i ghetti neri che esplodevano, gli studenti e «I have a dream»: non una rivoluzione, ma un sogno, IL sogno americano, piu&#8217; giustizia: questi eravamo noi. Una cosa nata tutta dal cuore e poco dall&#8217;intelligenza. Ci siamo uniti e abbiamo fatto un sacco di scemenze. Perche&#8217; ognuno faceva per conto suo. A MILano quel che facevamo al Manzoni, al Parini, nell&#8217;Universita&#8217; era diverso. Ognuno s&#8217;inventava qualcosa. Poi c&#8217;era lo slogan inventato Che Guevara: dovevamo fare cento, mILle Vietnam e io ricordo un corteo interno contro una sventurata professoressa di chimica, che insegnava male, si chiamava Basso, e IL corteo gridava: «La Basso sara&#8217; IL nostro Vietnam». Eravamo in seconda liceo di un istituto di MILano. Mi ricordo un&#8217;assemblea del Manzoni, feroce, divertentissima: c&#8217;era una vacanza per l&#8217;anniversario della vittoria del &#8216;15-&#8217;18, e noi volevamo abolirla perche&#8217; eravamo pacifisti. Abbiamo occupato la scuola, non abbiamo voluto fare la vacanza con i professori costretti a insegnare, facendo seminari piu&#8217; o meno assurdi &#8211; perche&#8217; ce li gestivamo per conto nostro &#8211; sull&#8217;orrore della guerra. A scuola ci si fermava coi programmi di letteratura a Giovanni Verga, con la storia prima del &#8216;15-&#8217;18, con l&#8217;arte prima degli Impressionisti: avevamo occupato la scuola alle 7,30 di mattina per studiare gli impressionisti. L&#8217;aula magna del Manzoni piena alle 7,30 di mattina. Questa era una forma creativa di lotta del &#8216;68, e quaderni e guardie rosse non c&#8217;entravano ancora niente. Era uno straordinario senso di unione, ha ragione Alberoni, era come l&#8217;innamoramento, tutto di cuore, e ci si divertiva pure. Non perche&#8217; c&#8217;era IL libero amore, non me ne sono accorto. Ne&#8217; ho mai visto uno spinello. Quello e&#8217; venuto dopo. Picchiavamo quelli che partecipavano alle assemblee, che facevano le occupazioni con la canna. Eravamo bravi ragazzi, di buona famiglia alcuni, alcuni menati dai genitori. Ho fatto l&#8217;occupazione del Manzoni, sono tornato, mi ha portato via un poliziotto enorme, avevo appunto 16 anni. IL poliziotto mi ha trattato bene, mio padre me ne ha date un sacco e una sporta. E pero&#8217; poi, tornato in classe, ero un eroe. Avevo un amico sionista. Diceva: «Io sono Davide contro Golia, e noi siamo Davide contro Golia». E&#8217; dopo che i giovani hanno scelto di schierarsi. Io mi schieravo ogni giorno, sceglievo. Decidere se alzare una mano in assemblea o intervenire in un modo o nell&#8217;altro era una scelta personale. Poi litigavi con i tuoi compagni di classe. Questo e&#8217; IL movimento del &#8216;68 che ci ricordiamo. I movimenti finiscono, normalmente finiscono male, perche&#8217; e&#8217; tale la carica di aspettativa, di speranza, di energia, che la storia non la contiene. E li&#8217; comincia IL problema vero. In Italia IL movimento si e&#8217; fratturato troppo presto e troppo male. Si&#8217;, quel movimento e&#8217; finito con piazza Fontana. In Francia IL movimento era piu&#8217; solido: hanno occupato la Sorbona, gli studenti hanno circondato la polizia che circondava la Sorbona. De Gaulle dice: «Per uscire dall&#8217;assedio sparate pure». IL prefetto di Parigi dice: «Io non sparo, anzi li ritiro». E&#8217; stata una grande festa a Parigi, questo ha rILanciato un po&#8217; IL &#8216;68, ma ha disinnescato una bomba spaventosa. Noi in quegli anni non abbiamo avuto IL nemico. IL 12 dicembre abbiamo visto che IL nemico c&#8217;era. Era un nemico brutto, era quello che aveva ammazzato Kennedy, allora sono gli stessi. Son quelli che vogliono male agli uomini, che hanno ammazzato Martin Luther King ecc. E si e&#8217; manifestata la cattiveria. Lo scontro. E li ci siamo fratturati. Fra comunisti, estremisti ecc. E li&#8217; abbiam perso la verginita&#8217; e abbiamo perso IL movimento. Siamo diventati cattivi. Mario Capanna racconta «FormidabILi quegli anni». Quelli di prima erano stati formidabILi, dopo non lo sono stati piu&#8217;. Io credo che IL potenziale per renderli un po&#8217; meglio ci fosse se non ci fossimo scontrati con un nemico strano, oscuro, cattivo. Quel movimento poteva crescere meglio. Dopo le bombe di piazza Fontana, l&#8217;Italia era sotto choc, lo choc collettivo piu&#8217; grosso: era tutto grigio, buio, avevamo paura tutti. La polizia mise in galera uno studentello del Manzoni anarchico, e capite che cosa succede in una scuola. Bravissimo figliolo, in galera, 16 anni 16 o 17 anni. Proibite tutte le manifestazioni. Avevi visto «Zeta» di Costa Gavras, la Grecia dei colonnelli. E noi abbiamo detto: «Siamo li&#8217;» . E di fronte a quel siamo li&#8217;, per la verita&#8217; IL movimento degli studenti, quello con la minuscola ha reagito molto bene. I funerali di piazza Fontana sono stati la prova che l&#8217;Italia ce la poteva fare. IL potenziale di unita&#8217; collettiva intorno alla democrazia italiana, alle sue istituzioni, ai valori buoni che era ereditato da quel bel movimento, gia&#8217; forte e maturo. E pero&#8217; ci siamo divisi. Ci siamo incattiviti. Poi ognuno ha preso la sua strada. Me ne sono andato soldato perche&#8217; non ne potevo piu&#8217;, non riuscivo a rimettere insieme i cocci del paradiso perduto e di un itinerario che non ti portava da nessuna parte. Scegliendo tra movimento studentesco, avanguardia operaia, lotta continua o&#8230; Ho alzato le mani, come tanti di noi. Resta nella vita anche dei cinquantenni quel sogno di prima. E&#8217; buono o cattivo? E&#8217; buono. E guai a pensare che fosse cattivo. Perche&#8217; vorrebbe dire che non c&#8217;e&#8217; speranza che si possa creare qualche cosa tutti insieme, al di la&#8217; delle sigle e delle appartenenze, in nome di un progetto collettivo in cui riconoscersi. IL fatto che per un certo tempo sia stato o almeno si sia creduto possibILe in tutto IL mondo e&#8217; un valore in se&#8217;, ingenuo, ma che fa bene, che migliora, piu&#8217; di quanto non faccia l&#8217;alimentazione di rimorsi che non hanno giustificazioni. Io credo che quella sia la parte migliore di noi. *dall&#8217;intervento del direttore generale Intesa San Paolo alla tavola rotonda su «&#8217;68: un&#8217;occasione perduta?» al Meeting di Rimini</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giovanni Guzzoni</title>
		<link>http://amicinave2008.wordpress.com/2008/06/24/dibattito-sul-68/#comment-24</link>
		<dc:creator>Giovanni Guzzoni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 15:22:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://amicinave2008.wordpress.com/?p=16#comment-24</guid>
		<description>Ancora a proposito del Sessantotto…e limitandomi al campo scolastico (sono e resto soltanto un uomo di scuola!)… vorrei riportare un passo di Giuseppe Conte sulle … conseguenze del Sessantotto (cfr.  “Nostalgia dei prof di una volta che recitavano Dante a memoria” (da Il Giornale del 27.08.2008):
“Sino agli anni Sessanta, la letteratura aveva ancora un ruolo decisivo nella scuola. Alle medie, si leggevano l’Iliade e l’Odissea, i due libri fondatori della civiltà occidentale, nelle due prime classi delle superiori l’Eneide e i Promessi Sposi.
Il legislatore, chiunque esso sia stato, che ha cancellato la centralità di Iliade e Odissea per sostituirli magari con pagine sparse sulla pace e sulla fame nel mondo, ha compiuto in realtà un genocidio culturale.
Senza Achille e Patroclo, Ettore ed Andromaca, Ulisse e Penelope, un ragazzo occidentale perde punti di riferimento capitali per il proprio essere, senza per questo diventare più pacifico e più solidale, come il dilagare del cosiddetto bullismo dimostra”.
Considerazione personalissima:
Non è che il cosiddetto “relativismo culturale” non nasca anche da lì?
Chi non possiede una forte identità culturale e civile, se  “dialoga” con le altre culture, non corre il rischio di perdere anche la propria? Meditate gente… Meditate gente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora a proposito del Sessantotto…e limitandomi al campo scolastico (sono e resto soltanto un uomo di scuola!)… vorrei riportare un passo di Giuseppe Conte sulle … conseguenze del Sessantotto (cfr.  “Nostalgia dei prof di una volta che recitavano Dante a memoria” (da Il Giornale del 27.08.2008):<br />
“Sino agli anni Sessanta, la letteratura aveva ancora un ruolo decisivo nella scuola. Alle medie, si leggevano l’Iliade e l’Odissea, i due libri fondatori della civiltà occidentale, nelle due prime classi delle superiori l’Eneide e i Promessi Sposi.<br />
Il legislatore, chiunque esso sia stato, che ha cancellato la centralità di Iliade e Odissea per sostituirli magari con pagine sparse sulla pace e sulla fame nel mondo, ha compiuto in realtà un genocidio culturale.<br />
Senza Achille e Patroclo, Ettore ed Andromaca, Ulisse e Penelope, un ragazzo occidentale perde punti di riferimento capitali per il proprio essere, senza per questo diventare più pacifico e più solidale, come il dilagare del cosiddetto bullismo dimostra”.<br />
Considerazione personalissima:<br />
Non è che il cosiddetto “relativismo culturale” non nasca anche da lì?<br />
Chi non possiede una forte identità culturale e civile, se  “dialoga” con le altre culture, non corre il rischio di perdere anche la propria? Meditate gente… Meditate gente.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: giovanni guzzoni</title>
		<link>http://amicinave2008.wordpress.com/2008/06/24/dibattito-sul-68/#comment-21</link>
		<dc:creator>giovanni guzzoni</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 12:02:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://amicinave2008.wordpress.com/?p=16#comment-21</guid>
		<description>A proposito del Sessantotto…
ho letto l’intervento sul &#039;68 di Rota Aquilino  ….. Alt! Ecco un vezzo, ormai desueto, che ho acquisito nel corso della nostra formazione salesiana d’antan: indicare le persone per cognome e non per nome, come si cominciò a fare a partire dal Sessantotto!!!
Vorrei continuare lo scambio di opinioni sul &#039;68, limitandomi però al campo scolastico ed educativo, che mi è più con geniale perché riguarda il mio lavoro di uomo di scuola (quattro lustri come docente di lettere RO e altrettanti come preside RO di scuola media statale).
Nell’anno accademico 1968/69, quando Aquilino s’iscriveva a Lettere e Filosofia della Cattolica, io stavo per concludervi il mio curriculum, dovendo soltanto sostenere gli ultimi esami e  terminare la tesi di laurea… 
Il mio giudizio, però, come ho argomentato in un precedente intervento, è negativo e, alla distanza, molto negativo… più o meno coincidente con quello espresso da “Il Giornale” del febbraio scorso (“Ero troppo povero per fare il contestatore”).
In quegli anni, dopo la laurea e il servizio militare, insegnavo lettere. Autori “culto” (come si dice oggi) erano don Milani (Lettera a una professoressa, L’obbedienza non  è più una virtù), Eric Fromm (Essere o Avere?), Dario Fo (Mistero Buffo) …
L’autorità – degli insegnanti – era giudicata sorpassata, obsoleta, “antidemocratica” (En passant, allora nacquero una miriade di organismi scolastici “democratici”: insegnanti democratici, genitori democratici, studenti democratici…).
Il sapere, trasmesso dagli insegnanti a scuola, era giudicato autoritario, fascista… Basta lezioni frontali (l’insegnante di qua e gli alunni di là) ma lavori di gruppo, ricerche di gruppo… discussioni di gruppo..
La storia non aveva più uno svolgimento temporale (chessò, dalla preistoria all’età della pietra… dal medioevo al rinascimento, ecc.). No, la storia era “per problemi”, non diacronica ma sincronica… non era più in qualche modo “magistra vitae” (il progresso avanza per tentativi, alcuni riusciti altri meno, dagli errori c&#039;è da imparare) ma doveva esaltare “le magnifiche sorti e progressive della classe lavoratrice e del suo portavoce ufficiale, che aveva già programmato tutte le tappe future...inarrestabili... come le tappe ferroviarie obbligate del treno della storia! 
Al posto dei voti (troppo oggettivi, avulsi dal processo formativo) … una valutazione coi giudizi  descrittivi… Le bocciature degli alunni... da abolire per decreto legislativo... Gli insegnanti, laureati con voto &quot;politico&quot;, dettavano legge  nei sindacati, sui giornali, nelle università...
Basta, non voglio infierire più di tanto… ora, col senno di poi! 
Ma, 40 anni dopo, finalmente,  si comincia a capire che una scuola &quot;sessantottarda&quot; non trasmette più il sapere, non educa più alla libertà critica e alla responsabilità, non premia più il merito ma promuove i furbi e gli ignoranti  e in ultima analasi... ci taglia fuori dalla globalizzazione.
Stiamo, lentamente, molto lentamente rimediando agli errori  gravi del Sessantotto!  Deo gratias!
4 agosto 2008. Giovanni Guzzoni</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito del Sessantotto…<br />
ho letto l’intervento sul &#8216;68 di Rota Aquilino  ….. Alt! Ecco un vezzo, ormai desueto, che ho acquisito nel corso della nostra formazione salesiana d’antan: indicare le persone per cognome e non per nome, come si cominciò a fare a partire dal Sessantotto!!!<br />
Vorrei continuare lo scambio di opinioni sul &#8216;68, limitandomi però al campo scolastico ed educativo, che mi è più con geniale perché riguarda il mio lavoro di uomo di scuola (quattro lustri come docente di lettere RO e altrettanti come preside RO di scuola media statale).<br />
Nell’anno accademico 1968/69, quando Aquilino s’iscriveva a Lettere e Filosofia della Cattolica, io stavo per concludervi il mio curriculum, dovendo soltanto sostenere gli ultimi esami e  terminare la tesi di laurea…<br />
Il mio giudizio, però, come ho argomentato in un precedente intervento, è negativo e, alla distanza, molto negativo… più o meno coincidente con quello espresso da “Il Giornale” del febbraio scorso (“Ero troppo povero per fare il contestatore”).<br />
In quegli anni, dopo la laurea e il servizio militare, insegnavo lettere. Autori “culto” (come si dice oggi) erano don Milani (Lettera a una professoressa, L’obbedienza non  è più una virtù), Eric Fromm (Essere o Avere?), Dario Fo (Mistero Buffo) …<br />
L’autorità – degli insegnanti – era giudicata sorpassata, obsoleta, “antidemocratica” (En passant, allora nacquero una miriade di organismi scolastici “democratici”: insegnanti democratici, genitori democratici, studenti democratici…).<br />
Il sapere, trasmesso dagli insegnanti a scuola, era giudicato autoritario, fascista… Basta lezioni frontali (l’insegnante di qua e gli alunni di là) ma lavori di gruppo, ricerche di gruppo… discussioni di gruppo..<br />
La storia non aveva più uno svolgimento temporale (chessò, dalla preistoria all’età della pietra… dal medioevo al rinascimento, ecc.). No, la storia era “per problemi”, non diacronica ma sincronica… non era più in qualche modo “magistra vitae” (il progresso avanza per tentativi, alcuni riusciti altri meno, dagli errori c&#8217;è da imparare) ma doveva esaltare “le magnifiche sorti e progressive della classe lavoratrice e del suo portavoce ufficiale, che aveva già programmato tutte le tappe future&#8230;inarrestabili&#8230; come le tappe ferroviarie obbligate del treno della storia!<br />
Al posto dei voti (troppo oggettivi, avulsi dal processo formativo) … una valutazione coi giudizi  descrittivi… Le bocciature degli alunni&#8230; da abolire per decreto legislativo&#8230; Gli insegnanti, laureati con voto &#8220;politico&#8221;, dettavano legge  nei sindacati, sui giornali, nelle università&#8230;<br />
Basta, non voglio infierire più di tanto… ora, col senno di poi!<br />
Ma, 40 anni dopo, finalmente,  si comincia a capire che una scuola &#8220;sessantottarda&#8221; non trasmette più il sapere, non educa più alla libertà critica e alla responsabilità, non premia più il merito ma promuove i furbi e gli ignoranti  e in ultima analasi&#8230; ci taglia fuori dalla globalizzazione.<br />
Stiamo, lentamente, molto lentamente rimediando agli errori  gravi del Sessantotto!  Deo gratias!<br />
4 agosto 2008. Giovanni Guzzoni</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Aquilino Rota</title>
		<link>http://amicinave2008.wordpress.com/2008/06/24/dibattito-sul-68/#comment-20</link>
		<dc:creator>Aquilino Rota</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 10:14:33 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;argomento del 68 riguarda molto la nostra generazione che come dice Gaber &quot;HA PERSO &quot; 
E seguendo di fretta i commenti mi propongo di ritornare sullìargomento perchè per noi che ci ritroviamo come Amici di Nave , per noi ,che io continuo ad identificarci nella Scuola di Nave , per molti versi il 68 l&#039;abbiamo iniziato a Nave ,con riferimenti specifici alle speranze e che gli studi ed i prodromi del Concilio  ci suscitavano ,con riferimento alle  sensibilità dei &quot;segni dei tempi &quot;  che ,pur filtrate ,ci giungevano tramite letture o insegnanti illuminati ( cito Don Bartolini e non solo ) . 
Comunque ,iscritto alla Cattolica ,per l&#039;anno accademico 67/68 in Lettere e Filisofia , posso dire che al nacere del 68 io c&#039;ero ( con Mario Capanna ), e mi ricordo bene della condivisione della prima protesta all&#039;Universita nel 67  sul problema delle tasse ,banale partenza di contenuti molti più  significativi ed alti che mi vien da dire &quot;ancor non ci abbandonano &quot;! Elencarli  quei  contenuti   e riconoscerne l&#039;attualità è dibattito aperto  e se da un lalto &quot;E&#039; SEMPRE MAGGIO &quot; dall&#039;altro  come ripeto con Gaber &quot;LA NOSTRA GENERAZIONE HA PERSO &quot;! 
Tutto è relativo ? Si, se relativo vuol dire indagabile, verificabile ed alla fine   inverabile  come comunicazione e come condivisione !
In questo senso pongo il mio intervento su questo Blog rovesciando il titolo di uno di questii commenti &quot;Ero troppo povero per fare il contestatore &quot; (ero troppo povero per fare il 68) Non è  stato altrettanto vero &quot;ERO TROPPO POVERO PER NON FARE IL 68 &quot;&#039;? ( Ero troppo povero per non essere Comunista &quot;) ! 
Pongo questo  rovesciamento non come provocazione ma come percorso di confronto e di indagine nell&#039;opinione che il &quot;RELATIVISMO&quot;Non è mancanza di valori ma ricerca di valori  ,non semplice pluralità ma anche confronto ,non solo tolleranza ma anche comunicazione e alla fine possibilità di condivisione  più alta ! 
Pongo al contributo di interventi graditi il mio titolo di confronto : &quot; ERO TROPPO POVERO PER NON FA RE IL 68&quot;  dove &quot;Povero &quot; può essere inteso anche nel significato evangelico 1</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;argomento del 68 riguarda molto la nostra generazione che come dice Gaber &#8220;HA PERSO &#8221;<br />
E seguendo di fretta i commenti mi propongo di ritornare sullìargomento perchè per noi che ci ritroviamo come Amici di Nave , per noi ,che io continuo ad identificarci nella Scuola di Nave , per molti versi il 68 l&#8217;abbiamo iniziato a Nave ,con riferimenti specifici alle speranze e che gli studi ed i prodromi del Concilio  ci suscitavano ,con riferimento alle  sensibilità dei &#8220;segni dei tempi &#8221;  che ,pur filtrate ,ci giungevano tramite letture o insegnanti illuminati ( cito Don Bartolini e non solo ) .<br />
Comunque ,iscritto alla Cattolica ,per l&#8217;anno accademico 67/68 in Lettere e Filisofia , posso dire che al nacere del 68 io c&#8217;ero ( con Mario Capanna ), e mi ricordo bene della condivisione della prima protesta all&#8217;Universita nel 67  sul problema delle tasse ,banale partenza di contenuti molti più  significativi ed alti che mi vien da dire &#8220;ancor non ci abbandonano &#8220;! Elencarli  quei  contenuti   e riconoscerne l&#8217;attualità è dibattito aperto  e se da un lalto &#8220;E&#8217; SEMPRE MAGGIO &#8221; dall&#8217;altro  come ripeto con Gaber &#8220;LA NOSTRA GENERAZIONE HA PERSO &#8220;!<br />
Tutto è relativo ? Si, se relativo vuol dire indagabile, verificabile ed alla fine   inverabile  come comunicazione e come condivisione !<br />
In questo senso pongo il mio intervento su questo Blog rovesciando il titolo di uno di questii commenti &#8220;Ero troppo povero per fare il contestatore &#8221; (ero troppo povero per fare il 68) Non è  stato altrettanto vero &#8220;ERO TROPPO POVERO PER NON FARE IL 68 &#8220;&#8216;? ( Ero troppo povero per non essere Comunista &#8220;) !<br />
Pongo questo  rovesciamento non come provocazione ma come percorso di confronto e di indagine nell&#8217;opinione che il &#8220;RELATIVISMO&#8221;Non è mancanza di valori ma ricerca di valori  ,non semplice pluralità ma anche confronto ,non solo tolleranza ma anche comunicazione e alla fine possibilità di condivisione  più alta !<br />
Pongo al contributo di interventi graditi il mio titolo di confronto : &#8221; ERO TROPPO POVERO PER NON FA RE IL 68&#8243;  dove &#8220;Povero &#8221; può essere inteso anche nel significato evangelico 1</p>
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