Archivio per Luglio 2008

RICORDO DI DON BARTOLINI (da Gusmini)

Luglio 10, 2008

DON BARTOLINI SI È CONSEGNATO NELLE MANI DI DIO
Don Bartolino Bartolini, 1928-2007

 

un profilo biografico   

LA FAMIGLIA E LA PREPARAZIONE
È difficile condensare in poche pagine il profilo di una persona come don Bartolino, che lascia in molti di noi ricordi indelebili e i segni di una personalità ricca e dai molti volti. Più facile è segnare le date entro le quali si svolse la sua vita piena e operosa. 

Nasce a Montemurlo (Firenze) il 15 agosto 1928 da Giovanni e da Adelaide Palandri, primo di tre fratelli: dopo di lui vennero al mondo Francesco e Raffaello, con i quali mantenne un bellissimo rapporto che durò per tutta la vita: una famiglia molto unita e sempre vicina a don Bartolino, anche per il prezioso apporto delle cognate Sara e Rosalba e dei nipoti. Frequentò le scuole ginnasiali presso l’Istituto Salesiano di Firenze. Entrò in noviziato a Roma all’istituto Mandrione nel 1944 e fece la sua prima professione il 21 novembre 1945 a Roma San Callisto. Compì gli studi secondari allo studentato filosofico di San Callisto.

Per tre anni, poi, fu a Firenze, dove si accostò alla vita salesiana concreta facendo l’animatore e l’insegnante ai giovani allievi di quell’Istituto. Si consacrò totalmente al Signore con la professione perpetua il 25 agosto 1950 a Firenze. Frequentò il corso di studi teologici a Bollengo, presso Ivrea, dal 1950 al 1954; qui ricevette l’ordinazione sacerdotale il 1° luglio 1954. 

Dal 1954 lo troviamo a Torino Rebaudengo dove, per tre anni, frequenta i corsi universitari presso la Facoltà di Filosofia; in questo periodo la sua intelligenza, spontaneamente portata verso la speculazione, ebbe modo di arricchirsi, di dilatare e approfondire le sue conoscenze, ponendo le basi di quella che, per diversi anni, fu la sua passione: l’insegnamento o, meglio, l’educazione delle giovani intelligenze ad accostarsi alla fede con l’aiuto di una ragione severa e rigorosa.  

SALESIANO TRA I GIOVANI 
Dal 1957 al 1960 lo troviamo insegnante e animatore presso il nostro liceo di Genova- Sampierdarena. Dal 1960 al 1966 è chiamato a Nave (Brescia) nello studentato filosofico come animatore dei postnovizi e insegnante di filosofia. Sono i fervidi anni del Concilio e dell’immediato postconcilio, e i giovani chierici trovano in don Bartolini un sacerdote aperto ed entusiasta che li introduce alle novità conciliari, specialmente nel settore della spiritualità, della preghiera e delle celebrazioni liturgiche.

Da 1966 al 1967 lo troviamo ancora nella sua ispettoria d’origine, ad Alassio, come professore di filosofia nel liceo e animatore. Dal ’67 al ’71 passa in Veneto come professore di Morale e catechista nello studentato teologico di Monteortone prima, e di Verona-Saval poi; anche qui crea un clima di fervente impegno per l’aggiornamento inaugurato dalla stagione postconciliare. Tanti chierici, suoi allievi di questi anni, hanno continuato a fare riferimento a lui e al suo insegnamento ed hanno instaurato con don Bartolino un rapporto che è durato nel tempo.  

LA STAGIONE DI LEUMANN: LA MATURITA’
Ne
l 1971 la sua vita salesiana subisce un cambiamento radicale che imprimerà un nuovo corso al suo lavoro e al suo apostolato: viene chiamato a Leumann come responsabile del “settore Audiovisivi” dell’Editrice Elledici e come membro del Centro Catechistico Salesiano. Per circa 20 anni si immerge in un lavoro che gli piace e per il quale ha una particolare predisposizione.

Sono di questo periodo una serie di collane e progetti audiovisi di tipo catechistico, pastorale, educativo…  Ricordiamo solo, a modo di esempio, i grandi programmi biblici che hanno tradotto in splendida catechesi alcuni capolavori della cinematografia biblica di quegli anni: Il Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli; Il Mosé di Gian Franco De Bosio e Gli Atti degli Apostoli di Roberto Rossellini, diffusi e tradotti in tutto il mondo.

Sempre in questi anni don Bartolino si impegnò a fondo nel realizzare una felice e feconda intuizione, quella di dar vita ad una rivista (Diagroup) che, da una parte, mettesse nelle mani degli animatori una cristiana “antropologia visiva” e, dall’altra, diventasse uno strumento attraverso il quale potessero apprendere la nuova didattica che passava attraverso l’immagine e le nuove tecnologie multimediali.  

Accanto all’impegno legato specificamente al settore degli audiovisi, in questi anni, sempre con la collaborazione di confratelli del Centro, lavorò alla stesura di alcuni corsi di Religione per la Scuola primaria e per la Scuola media che salirono subito ai vertici delle classifiche delle adozioni scolastiche; ne ricordiamo uno solo per tutti: Il Progetto Uomo che, nelle sue numerose edizioni, è passato nelle mani di centinaia di migliaia di ragazzi italiani.

Negli ultimi anni, quando il male non aveva ancora iniziato ad insidiare la sua salute, si è dedicato a un altro progetto che ha ottenuto risultati eccellenti: ha preso in mano la rivista Dossier catechista, uno strumento già molto diffuso tra i catechisti dell’iniziazione cristiana, e nel giro di poco tempo, attraverso l’adozione di una formula didattica semplice ma ricca di proposte concrete, l’ha portata ad una diffusione grandissima. 

Ma intanto un male insidioso covava sotto la cenere e da qualche tempo avanzava inesorabilmente. Cominciò con una serie di disturbi fastidiosi dei quali i medici, all’inizio, non sapevano darsi conto; fino a quando il male rivelò il suo vero volto: una mielosi infiammatoria alla spina dorsale che dopo qualche tempo si rivelò di natura irreversibile. E qui cominciò il suo calvario. 

Abituato a lavorare e a programmare con molto anticipo i suoi interventi, cominciò a rendersi conto che il suo male gli cambiava la vita e lo obbligava a ritmi molto più lenti e a grandi fatiche per ottenere quello che prima era semplice e naturale. Molto presto cominciarono disturbi, soprattutto nella deambulazione, e dovette smettere di guidare; e questo gli costava moltissimo perché gli rendeva difficile compiere l’apostolato della Messa festiva e delle confessioni nella parrocchia dove andava regolarmente il sabato e la domenica.

D’accordo con il parroco, però, i fedeli gli vennero incontro e passavano a prenderlo in macchina e lo accompagnavano in chiesa; gli ultimi mesi lo sostenevano anche fisicamente, perché potesse celebrare senza cadere; il sabato sera e la domenica, dopo la sua Messa, era sempre a disposizione per le confessioni: specialmente negli ultimi mesi, quando la malattia si era fatta più aggressiva, il suo confessionale era sempre affollato.

Di fronte alla malattia assunse un duplice atteggiamento: quello di una volontà caparbia e ostinata di lottare e di percorrere tutte le strade che gli potevano aprire un raggio di speranza se non di una guarigione, almeno di una vita in cui potesse ancora mettere a disposizione i talenti che Dio gli aveva donato; aveva una inesauribile voglia di vivere…; ma dall’altra parte viveva nella consapevolezza di dover mettere in conto anche le prospettive più negative, per cui pregava che il Signore gli desse la forza di fare, a qualunque costo, la Sua volontà.

Sul suo tavolo di lavoro, davanti al computer, come anche nei punti “strategici” dello spazio in cui ultimamente si svolgeva la sua vita, aveva incollato una preghiera di offerta che ripeteva con frequenza: era contemporaneamente un atto di fede e di offerta che manifestava il suo consegnarsi ai disegni misteriosi della volontà di Dio, ma era anche il gesto di chi crede nella speranza contro ogni evidenza: si poteva dire di lui quello che Paolo dice di Abramo: “Al di là di ogni speranza credette saldo nella speranza” (Rm 4,18).  

ALCUNE CARATTERISTICHE DI DON BARTOLINO
Vorrei concludere questo breve profilo con la testimonianza di un confratello che gli fu vicino nei momenti della salute e del lavoro creativo, come in quelli della malattia e del graduale disfacimento del suo corpo mortale. 

«Ricordo il grande entusiasmo, la passione che don Bartolino aveva per le cose belle, significative, convincenti, funzionali a un determinato progetto, anch’esso significativo. Il suo criterio di giudizio era sostanzialmente la verità; non la verità astratta, quella dei libri e dei trattati: ma la verità dell’uomo e per l’uomo, visto nel disegno di Dio, in Cristo Gesù; la verità che traspare dal Vangelo.Al centro di tutto, infatti, stava sempre Gesù e solo Gesù, il Figlio di Dio, l’unico Salvatore di tutto l’uomo e dell’intera umanità. Nel suo amore verso Gesù gli è stata di guida la sincera e forte devozione alla Vergine Maria.  Don Bartolino è stato sempre un lavoratore del Regno convinto, entusiasta, impegnato a tempo pieno. Non un lavoratore solitario e isolato, ma capace, anzi desideroso di incontro, di confronto e di compagnia. Lavorare con lui arricchiva e ti apriva a panorami nuovi e inediti. Mai superficiale e banale e, soprattutto, sincero nelle parole e nei fatti. Di lui si potevano ripetere le parole che Gesù spese per definire l’apostolo Bartolomeo (era questo il santo del quale don Bartolino celebrava l’onomastico): “Ecco davvero un israelita in cui non c’è falsità”».

Don Bartolino è stato un grande devoto di Maria e un propagatore del Rosario. Se volessimo paragonare la sua vita alla preghiera del Rosario, potremmo dire che ha vissuto con entusiasmo e generosità i misteri della gioia, della luce e della gloria nei giorni del lavoro apostolico e della creatività; e ha saputo reagire ai misteri del dolore e della sofferenza come un vero lottatore, nei giorni in cui gli attacchi del male hanno insidiato la sua esistenza, fino a quando, con un grande atto di fede, non si è consegnato nelle mani di Dio. 

Leumann, 09 luglio 2007