DON LUIGI MELESI (segnalato da Ferrari)

By amicinave2008

Da “Famiglia Cristiana” del 17.08.2008 – pagg. 58 – 59

 

Attualità – Carceri

di Emilia Patruno

 

 

DON MELESI, DA TRENT’ANNI CAPPELLANO A SAN VITTORE

 

IL PRETE DEI “FUTURI SANTI”

 

NEL PENITENZIARIO MILANESE, DON LUIGI VIVE CON I CARCERATI,

SI INTERESSA DEI TANTI PROBLEMI DI OGNI GIORNO, DICE MESSA.

E SPIEGA CON AMORE CHE ANCHE LORO SONO FIGLI DI DIO.

 

«Io sono nato a Cortenuova, in Valsassina, provincia di Lecco. Ero uno di sette fratelli, e due di noi sono diventati sacerdoti. Mio fratello Pietro, padre Pedro, come lo chiamano nel Mato Grosso, dov’è missionario, ha nove anni più di me, cioè 84, e ci vedia­mo ogni due anni. Io sono qui, a Mila­no. È qui la mia missione».

Quando dice “qui”, don Luigi Melesi vuole dire Milano, l’istituto dei Salesiani, che è la congregazione cui appartiene, ma anche il carcere di San Vittore, il suo luogo di lavoro e di evangelizzazione.

«Sono stato mandato nel 1978, perché il cardinale Colombo aveva chiesto al superiore dei Salesiani “uno di noi”. Io avevo fatto per vent’anni il prete-insegnante con i ragazzi della casa di rieducazione di Arese, l’ex Beccarla (Istituto penale minorile); per questo motivo mi considerava “abilitato” anche per gli adulti. Avrei dovuto prestare servizio per tre mesi. Sono diventati trent’anni».

Don Luigi è un “tipo tosto”. La sua giornata comincia alle 5,30 e finisce oltre la mezzanotte: «Incontro i detenuti che ne fanno richiesta e celebro le Messe. A San Vittore celebriamo (oltre a don Luigi c’è don Alberto Barin, ndr) di­verse Messe: in Rotonda, che sta al cen­tro dei sei raggi dai quali arrivano i prigionieri, e tutti hanno il diritto di parte­ciparvi; poi nella sezione femminile, nel centro clinico per gli ammalati, nel re­parto penale per alcuni definitivi, nella sezione dei detenuti protetti e nel repar­to di massima sicurezza».

Con Dio al centro del mondo

«Il prete del carcere», prosegue don Luigi, «deve rendersi presente dove si trova il prigioniero. Anche nei giorni fe­riali celebriamo la Messa a piccoli grup­pi. I detenuti partecipano con verità e consapevolezza. La Messa è un sacra­mento coinvolgente, lo sperimento ogni volta. Si ricevono messaggi innova­tivi e sempre di un’attualità impensabi­le, ci si carica di energia positiva e con­temporaneamente ci si sente liberati dall’angoscia, si vive con tutti i presenti una relazione di pace vera, profonda. Ci si sente in comunione con la propria fa­miglia, resa sempre presente dal sacer­dote celebrante; per un’ora si vive con Dio al centro del mondo».

Un lavoro grande. «E duplice: di boni­fica della persona e di semina della paro­la di Dio, come diceva Gesù, con un’im­magine bellissima».

Un lavoro che non finisce mai. «Riten­go che il sacerdote del carcere debba fa­re così se vuol far sì che il detenuto sen­ta che è veramente con lui. Il carcere in­cattivisce, produce danni, rovina le fa­miglie. Quindi, vado in tribunale, dai magistrati, presso gli avvocati, nelle lo­ro famiglie, nelle parrocchie che hanno detenuti in carcere, sul posto di lavo­ro… E anche con gli ex detenuti».

«Siete utili, siete preziosi, potete ave­re un futuro…»: questo, non si stanca di ripetere ai detenuti (lui li chiama i “pri­gionieri”). Li spinge a pensare («Ragio­ne, amorevolezza, religione: queste era­no le armi che ci ha consegnato Don Bo­sco»), a leggere, a uscire dall’apatia, dal­la disperazione.

Dice loro che possono diventare buo­ni. Anzi, che possono diventare santi. Proprio così, “santi”.

Sono molti gli ex detenuti che lo se­guono. Uno fra tutti, Giorgio Semeria, ex brigatista che ora fa catechesi e di­stribuisce a più non posso il libro di don Luigi. Sì, perché tra una cosa e l’al­tra, il cappellano di San Vittore ha trova­to anche il tempo di scrivere La vita di Gesù Cristo raccontata dai suoi testimo­ni (Editrice Elledici, 6 euro), raccontata in maniera unitaria e continuativa, e, nel limite del possibile, con un ordine cronologico, certo che «il Vangelo sia capace di suscitare, anche nella nostra gente contemporanea, entusiasmo, fe­de viva e amore sincero».

Dalla fede alla speranza

«A me» dice don Luigi, «il Gesù del Vangelo ha fatto conoscere l’”uomo” per quello che è realmente, andando ol­tre la sua maschera e i suoi fatti, anche criminosi, provocati da una forza mali­gna capace di renderlo folle e schiavo, pur essendo stato creato per essere “li­bero” di amare, vivere e gioire. Mi ha in­segnato ad amare l’uomo, a rispettare la sua angoscia, a condividere la sua soffe­renza, ad aiutarlo a costruire relazioni significative. E ho visto che la fede nel Gesù del Vangelo ha ridato speranza a tanti disperati che ho incontrato in car­cere, che si sentivano spinti verso il buio della morte per oscurare definiti­vamente una vita condannata al falli­mento totale da una giustizia che salva la legge, ma uccide gli uomini».

Proprio a loro, a quei disperati, futuri “santi”, è dedicato il libro di don Luigi Melesi, nella speranza che la Buona No­tizia raggiunga prima di ogni altro il lo­ro cuore («Vi toglierò un cuore di pietra e vi darò un cuore di carne»).

3 Risposte a “DON LUIGI MELESI (segnalato da Ferrari)”

  1. amelia Dice:

    Sono convinta che nel carcere ci siano molte persone innocenti, che scontano pene di cui non hanno colpa.
    Altri che, invece, sono realmente da condannare per le loro azioni malvagie o disoneste, sono liberi!
    Dove sta la vera Giustizia?
    Facendo così non si rovinano persone e famiglie?
    Cordiali saluti Amelia fma

  2. pino Culotta Dice:

    Io Amo …”San”" Luigi
    lui mi conosce bene
    La giustizia Italiana e diventata politicamente ingiusta…
    la giustizia si basa sull´odio e non sull´amore e il perdono vero.
    queste persone messe in carcere sono coloro che Dio vuole salvare.
    queste persone messe in carcere siamo tutti noi che ogni giorno facciamo peccati
    Giuseppekrede

  3. Enrico solo Enrico Dice:

    don Luigi è innanzitutto un uomo e poi è anche una grande testimone di fede.
    è l’uomo che ti guarda nel cuore e sa parlare a chiunque, in un mondo dove chiunque ormai non sa più parlare.
    è anche un discpolo di Cristo, un vero discepolo come la definzione più ampia merita. pone Cristo nel tuo cuore con la delicatezza di un soffio fugendo l’imposizione scorrendo l’anima di ogni uomo come un libro aperto.
    don luigi oggi è scampato ad un aneurisma, un vero miracolo, e mi auguro che presto possa ritornare a noi con la sua serenità e l’amore di cui solo un uomo giusto è capace.

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